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Adattarsi alle nuove necessità grazie agli ausili e ai dispositivi tecnologici

Nella visione comune, muoversi e camminare in totale autonomia corrisponde a “normalità”. Il solo parlare di malattie e ospedali, solitamente ci provoca un senso di disagio e timore. Se ci capita di dover affrontare l’esperienza di un incidente o una patologia, dobbiamo misurarci con le nostre paure e cercare di adattarci alla nostra nuova condizione superandole.

Uno dei più grandi timori -per tutti – è “finire sulla sedia a rotelle”, questa viene considerata una delle peggiori disgrazie. Anche per me lo stata. Confesso che ho fatto di tutto prima di arrendermi ed accettare di utilizzare degli ausili.

Spesso, mi capita  di incontrare persone che potrebbero vivere meglio, se solo si appoggiassero ad un semplice bastone! Quando chiedo loro come mai non lo usano ancora, rimangono turbati od offesi. Non importa quale sia la loro età, giovani o anziani, reagiscono allo stesso modo. Ritorna in ballo il senso di vergogna, causa di tante scelte condizionate e poco convenienti. Incredibile quanto siamo vittime dei nostri propri complessi.

Inoltre, sembra che nella nostra mente sia ben radicato un giudizio negativo nei confronti della persona disabile o anche solo dolorante. L’educazione civica che abbiamo ricevuto non ci ha sensibilizzato alla società inclusiva, come oggi viene definita e riconosciuta nelle politiche comunitarie europee. Piuttosto, siamo più predisposti a manifestare pena e tolleranza nei riguardi dei “meno fortunati”.
Solo quando ci capita di accorciare le distanze con le persone in difficoltà, possiamo recuperare la corretta considerazione dei loro problemi quotidiani. Questo può accadere aiutando una persona cara o se noi stessi veniamo coinvolti direttamente,  in questi casi accade in noi un cambiamento di visione. Vivere direttamente la condizione di impedimento fisico, ci permette di renderci conto dei reali limiti. Innanzitutto, possiamo verificare che non viene meno la nostra dignità, anzi!

La reale crescita sociale avverrà nel momento in cui sarà apprezzata la PERSONA e non la sua immagine.




Dopo queste valutazioni, possiamo ben capire le motivazioni delle resistenze da parte dei disabili  nei confronti degli ausili,

Il rifiuto dei dispositivi e ausili mi ha dimostrato che alla lunga ci impone fatiche inutili. E’ chiaro che ognuno di noi sviluppa strategie differenti per poter elaborare le situazioni inaspettate o traumatiche, ma non tutte sono efficaci.

Ci sono persone combattive e apparentemente dure, altre fragili e vulnerabili, anche queste qualità influiscono sui modi e i tempi di accettazione di eventuali aiuti. La carrozzina è lo spauracchio più grande, ma anche il più difficile da evitare in caso di necessità.

Interpretare il termine “arresa o arrendersi” in senso solo negativo è un limite. Personalmente preferisco intendere l’arrendevolezza come un’occasione di rilassamento.

Abbiamo a disposizione molti mezzi per poter vivere in modo piacevole, solitamente siamo ben felici di scegliere la poltrona più ergonomica o il condizionatore più efficiente…ecc., allo stesso modo dovremmo pensare ad una carrozzina o un bastone, al letto a comandi elettrici (chi lo usa sa quanto sia comodo!) alla carrozzina elettrica (alimentata da batteria ricaricabile) ai maniglioni in bagno, alle posate ergonomiche ecc.

Dovremmo guardare tutti gli ausili come strumenti necessari al benessere quotidiano! Non vederli come un impedimento e quindi di non associarli al malessere. A questo proposito, mi viene in mente il vassoio per fare colazione a letto, oppure il supporto per la lettura…..

La rete a doghe con comandi elettrici, è un esempio di ausilio ospedaliero che è diventato un lusso nelle case anche dei più giovani. Oppure il materasso in lattice, anche questo nato per esigenze di igiene, poi si è trasformato in una formidabile comodità.

Tutti possono godere di queste invenzioni, sono state prodotte per migliorare la vita di chiunque le voglia utilizzare, quindi non compromettono affatto la nostra salute, anzi! Informatevi e non abbiate timore di sperimentare direttamente infrangendo i pregiudizi.

Katia Casasola

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