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“Casa Zero Barriere” è un progetto friulano

Al convegno “Casa Zero Barriere”, celebratosi lo scorso 23 novembre e organizzato da Biohaus presso l’Hotel La di Moret a Udine, la nostra associazione MAP ha presenziato come rappresentante dei propri iscritti, riguardo al diritto di reclamare misure ed azioni concrete per una società inclusiva e garante della vita indipendente, così come sancito nel 2006 dalla Convenzione ONU dei diritti delle persone disabili.

Il convegno è stato articolato da diversi relatori, ciascuno in rappresentanza del proprio ente di appartenenza: Biohaus, CRAD FVG,  CRIBA FVG (Centro Regionale di Informazione sulle Barriere Architettoniche del Friuli V. G.), DPIA dell’Università di Udine (Dipartimento Politecnico Ingegneria-Architettura) gli Archh. M. Baldanello e D. Zampa e, infine, IDEO Creative Network; mentre è stato patrocinato dagli enti istituzionali: Consiglio Regionale del Friuli V.G., la Provincia di Udine, il CNA, l’Università degli Studi di Udine e l’Ordine degli Archietti P.P.C. della Provincia di Udine. Le aziende sponsor hanno distribuito informazioni riguardo i loro prodotti dedicati a soddisfare le necessità dei disabili: PMR, Vimar, Peugeot, Soluziona, Porzio e Cozzarolo.

Brevemente riportiamo i messaggi più incisivi esposti da ciascun relatore in ordine di intervento:

“Il percorso del Progetto: Casa Zero Barriere” – CEO Biohaus Sandro Gennaro

Il moderatore del convegno ha introdotto il progetto “Casa Zero Barriere” (CZB), il primo protocollo costruttivo per realizzare edifici senza barriere architettoniche e, nel contempo, a basso impatto ambientale. Il CZB nasce nel 2012 in Friuli V.G. da un tavolo tecnico formato da professionisti, architetti e ingegneri, una stretta sinergia di intenti tra aziende della domotica e della mobilità e associazioni no-profit del terzo settore. Secondo il CEO di Biohaus, nella progettazione delle abitazioni, la sostenibilità assume un duplice significato: da un lato, edifici salubri e fruibili da tutti (design for all), indipendentemente dall’età e condizione fisica senza alcun tipo di limitazione e, dall’altro, costruzioni realizzate con materiali ecologici per garantire il più elevato risparmio energetico. In definitiva, il protocollo è stato pensato per creare un nuovo modo di costruire, innanzitutto che certifichi in modo rigoroso le prestazioni degli ambienti abitativi anche in termini di accessibilità, ma anche facilmente replicabile e realizzabile per qualsiasi tipologia di casa o edificio. Ogni spazio abitativo deve essere vivibile e sicuro per tutti, includendo anche le persone con disabilità riconosciute irreversibili o temporanee. Gli spazi così studiati devono essere dotati di soluzioni innovative per l’automazione domestica per la massima praticità d’uso, tecnologie impiantistiche per una elevata qualità  dell’aria ed i massimi livelli di sicurezza e di libertà di movimento adeguati alle esigenze specifiche.

“Evoluzione contemporanea della progettazione accessibile” – CRIBA arch. Paola Pascoli

L’arch. Pascoli, ha sottolineato il concetto fondamentale su cui il progettista contemporaneo di spazi abitativi deve basarsi, in contrapposizione con quello tradizionale che ha realizzato ambienti inaccessibili ai disabili: “La persona deve essere al centro della progettazione, perciò non deve adattarsi all’ambiente costruito, ma viceversa.”  Nella progettazione va considerato il tipo di disabilità e trovata la soluzione per ridurla. Le disabilità oggi vengono valutate in base all’ICEF e si stima che un decimo della popolazione mondial esia portatrice di handicap, circa 650 milioni di persone, di cui l’80% è concentrata nei paesi in via di sviluppo. Nel prossimo futuro la disabilità è destinata ad avere una maggiore incidenza poiché la popolazione europea invecchia, con una tendenza all’aumento dell’incidenza superati i 65 anni, circa il 18%, mentre superati gli 80 l’incidenza arriva quasi al 50%. In Italia il 5% della popolazione è affetta da una disabilità grave, si parla di quasi 3 milioni di persone; mentre raggiunge il 12% la popolazione affetta da almeno una disabilità limitante. La “Tavola della adattabilità” di un progetto architettonico, che per legge va allegata alla documentazione per la domanda del rilascio del titolo abilitativo agli uffici tecnici comunali, non dovrebbe essere considerata come un’eventualità di trasformazione dei locali in funzione della potenziale disabilità del fruitore, ma come un’abituali prassi progettuale da realizzare contestualmente alle altre opere edilizie. Non si tratta, dunque, di rispondere ad una remota esigenza futura, ma di rendere -da subito- gli spazi abitativi più accoglienti e inclusivi, nei riguardi dei nostri ospiti portatori di disabilità. Insomma, è una questione di sensibilità da parte del progettista, consigliare il committente di realizzare spazi più fruibili e dunque non solo flessibili in un dato momento della sua vita.

“L’accessibilità prende forma” – UNIUD DPIA prof. arch. Christina Conti

La docente universitaria arch. Conti ha elencato le possibili situazioni, in cui si vengono a trovare le fasce deboli di utenza,conseguenti alla progettazione architettonica di ambienti e luoghi:

  • Esclusione: quando la progettazione non conosce determinate necessità e quindi non offre una soluzione.
  • Segregazione: quando la progettazione sceglie politicamente di non considerare determinate esigenze.
  • Integrazione: quando la progettazione considera delle particolari esigenze, come quelle tipiche delle fasce deboli, come necessità straordinarie, eccezionali di attenzione o assistenza.
  • Inclusione: quando la progettazione come necessità ordinarie anche quelle speciali delle utenze deboli e senza soluzioni di continuità. Se gli ambienti sono fruibili comodamente per i disabili, allora a maggior ragione sono confortevoli anche per i normodotati.

“Il buon senso e la pratica nella progettazione” – Archh.: Marco Baldanello & Debora Zampa

L’architetto Baldanello si è soffermato sull’importanza di usare il buon senso nella progettazione architettonica andando oltre alle prescrizioni normative sull’abbattimento o superamento delle barriere architettoniche. Ha evidenziato come in fatto di progettazione accessibile siamo ancora all’anno zero, nonostante la legislazione in materia sia in vigore da più di trentanni.
Molti dettagli rendono di fatto inaccessibili o non fruibili la maggior parte degli ambienti domestici. Allo scopo ha illustrato il suo progetto di cucina for all per una nota ditta  nazionale produttrice di arredamento e ha fatto un esempio pratico di come un banale zerbino non a filo con il suolo può costituire un’insormontabile barriera all’accessibilità di un disabile su carrozzina (foto a destra: l’arch. Baldanello vittima di un incidente e costretto alla mobilità su carrozzina).

“Presentazione dell’App Casa Zero Barriere” -Marco Da Rin & Marco Antonelli.

L’App “Casa Zero Barriere è stata sviluppata da una start up friulana con lo scopo di mettere in evidenza il grado di accessibilità degli ambienti domestici. L’applicazione è scaricabile gratuitamente da internet e compatibile con la maggior parte degli smart phone in commercio. La sua interfaccia è intuitiva e divisa per aree della casa delle quali viene chiesta una valutazione in base a risposte chiuse sul grado di difficoltà di accessibilità da parte di un disabile.

Il feed back dell’utente è riservato e non geolocalizzato. Tuttavia, l’app a livello statistico è utile per quantificare e qualificare la problematica dell’inaccessibilità della maggior parte del patrimonio edilizio nazionale, in quanto costruito considerando l’adattabilità dei locali alle necessità dei disabili come un orpello. L’output dell’App, per ciascun spazio abitativo, è un report dell’accessibilità che mette in evidenza, mediante informazioni di buon senso, il margine di migliorabilità dei vari dettagli progettuali.




Ultima informazione ai nostri associati riguarda la scelta del luogo che ha ospitato l’evento. Possiamo tranquillamente affermare che è stata felice: l’hotel La di Moret dispone di due stalli per disabili di fronte all’ingresso. Si accede alla hall mediante una comoda rampa. La toilette è adeguata ai disabili. L’unica osservazione riguarda la porta d’accesso all’antibagno che potrebbe essere migliorata in quanto si oppone alla spinta verso l’interno per la presenza di una molla per la sua servo chiusura meccanica. Sarebbe stato più adeguato un dispositivo di apertura automatica azionata mediante l’istallazione di un sensore di presenza e possibilmente installato su una porta scorrevole. Ricordiamo che le porte per il passaggio delle carrozzine, di norma, hanno una luce superiore a quella delle porte normali e per cui spingerla seduti su una carrozzina diventa più impegnativo. Per concludere lanciamo un invito ai progettisti: più empatia e meno narcisismo nelle vostre opere! Grazie.

 

Giovanna Barbaro
24/11/2017

 

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