MAP

Il condominio partecipato, l’Oasi di Bologna

La nostra associazione MAP sta organizzando una visita all’Oasi, così si chiama il condominio partecipato, o anche solidale, un nuovo modello di coabitare inaugurato lo scorso 28 febbraio al civico 7 di via Barozzi a Bologna (adiacente alla stazione ferroviaria). Si tratta di un progetto sperimentale di coabitazione per categorie protette (tra cui disabili) nato dalla collaborazione tra l’Azienda Usl di Bologna, l’Asp Città di Bologna, il Comune  e l’Aias (Associazione italiana assistenza spastici, ONLUS).

Il fabbricato in questione è stato messo a disposizione dall’ASP Città di Bologna per offrire alloggi a prezzi calmierati per persone con particolari vulnerabilità. La novità del progetto risiede nella sua gestione e integrazione di funzionalità rispetto al condominio tradizionale, grazie alla dotazione di spazi e servizi che permettono di migliorare la qualità della vita dei disabili adulti, privi di sostegni famigliari e perciò necessitano di essere seguiti da terzi, in questo caso dai assistenti sociali. In altri termini, si tratta del tentativo di una risposta a mutate esigenze della popolazione e della disponibilità di risorse pubbliche per sostenere il welfare nell’Emilia Romagna. L’immobile è di proprietà di Asp Città di Bologna e i locali al piano terra sono stati dati in comodato d’uso all’associazione Aias (che paga un rimborso di 220 euro mensili ad Asp). I lavori per eliminare le barriere architettoniche sono stati finanziati con i fondi regionali della recente legge sul “Dopo di noi” (n. 112 del 22 giugno del 2016) per sostenere il diritto alla vita indipendente dei disabili.

Il progetto di riqualificazione edilizia nasce da un’attenta analisi dei dati demografici risultanti dal recente censimento demografico l’ISTAT e una pubblicazione della stessa Regione sul quadro dettagliato ed esaustivo del welfare a marzo del 2014 la “Fotografia del Sociale”. L’Emilia Romagna rappresenta un laboratorio privilegiato per osservare i principali trend di trasformazione della popolazione italiana, circa i cambiamenti demografici e socio-economici e sperimentare modelli d’inclusione sociale come incentivato dalle direttive UE . Il dato più interessante è la mutazione della composizione delle famiglie, per cui emergono nuovi bisogni, come quello della conciliazione della vita familiare con i tempi lavorativi, in particolare delle donne su cui ricade il peso dell’assistenza famigliare. Le criticità emerse dalle statistiche poi vengono approfondite da CERGAS dell’Università Bocconi, con particolare attenzione alle percentuali di copertura dei servizi tradizionali di welfare offerti come: assistenza agli anziani, ai disabili e i servizi educativi per i bambini minori di 3 anni. Attualmente i tassi di copertura non superano il 30%.

Il condominio partecipato in sintesi

In questo mutato contesto sociale s’inserisce il concetto di condominio partecipato anche conosciuto come cohousing o social housing, fenomeno consolidato da decenni in UK. Lo stabile è stato riqualificato in modo da ospitare 6 monolocali, di circa 28 metri quadrati e uno leggermente più grande. Molti degli abitanti hanno diverse forme di disabilità che rendono loro difficile muoversi con agilità sulle proprie gambe. Il progetto Oasi è anche inclusivo nel senso più ampio del termine in quanto è multietnico: gli abitanti sono di diverse nazionalità e tutti hanno trovato alloggio dopo aver partecipato ad un percorso di accompagnamento.
La quota di affitto è a canone concordato (da 250 a 350 euro) e consente anche la fruizione dei locali comuni al piano terra, destinati ad accogliere i servizi che non trovano spazio negli appartamenti (stireria, lavatrici, seccatoio, cucina comune) ma anche le importanti attività di socializzazione.
Tra i campanelli degli abitanti vi è anche quello curioso del “portiere sociale”, si tratta di una persona che si occupa di ritirare i pacchi in arrivo e di consegnarli ai destinatari, di aprire il cancello, smistare la posta, ma anche di acquistare, per conto degli abitanti della palazzina, i prodotti alimentari al Banco alimentare, la cui sede è proprio lì accanto.
Nel condominio partecipato gli abitanti sono seguiti dall’Aias, tramite i suoi educatori a domicilio che coadiuvano il portiere sociale e un’altra figura professionale insolita: il mediatore condominiale con il compito di visitare giornalmente gli abitanti per chiacchierare davanti a un caffè, per dare un sostegno psicologico professionale e favorire le relazioni interpersonali.

Gli intervistati raccontano il condominio partecipato come “un luogo bello, vivo, abitato in modo non convenzionale specialmente al piano terra, dove trovano collocazione gli spazi comuni pensati per realizzare attività di relazione e socializzazione, l’essenza stessa del cohousing, ovvero offrire modalità rispettose dell’autodeterminazione e soluzioni che siano in armonia con l’articolo 19 della Convenzione Onu del 2006 per i diritti delle persone disabili. In breve: socialità, responsabilità e autonomia sono i tre elementi del cohousing.
Il progetto è senza dubbio un ottimo esempio di modello di convivenza semiautonoma, che consente agli inquilini di vivere una vita dignitosa senza la parvenza di sentirsi in una struttura assistenziale di tipo medico. Tuttavia, come tutti i progetti sperimentali anche questo è perfettibile.

 




L’ideale è cercare di rispondere, con molta empatia e lungimiranza, alle esigenze di queste utenze disagiate, senza pregiudizi e imposizioni già nella fase della progettazione. La nostra associazione si predispone, con la sua piattaforma web e i canali di social networking di far incontrare, la domanda di nuovi modelli abitativi con l’offerta da parte di potenziali investitori in ogni regione d’Italia dove sta sviluppando una rete di propri referenti MAP.

L’importanza del nuovo modello di coabitare

In un contesto critico, come quello in cui versa oggi il nostro Paese, caratterizzato dalla riduzione delle risorse destinate al welfare (direttive UE e politiche di contenimento del deficit pubblico, per effetto del patto del fiscal compact) sia in termini quantitativi che qualitativi e, in aggiunta, il fenomeno di mutazione della composizione della popolazione nazionale, assoggettata all’incremento, incontrollato di immigrati, da una parte e della speranza di vita (l’Eurostat stima che nel 2030 gli ultraottantenni nel nostro Paese costituiranno circa l’8% della popolazione, contro una media europea del 6,5%) la nostra associazione MAP  s’impegna a diffondere questo modello abitativo. La nostra associazione MAP, con il presente articolo, dunque, intende richiamare l’attenzione non solo dei propri aderenti con particolari vulnerabilità ma anche degli amministratori di beni pubblici su un notevole problema sociale destinato a manifestarsi in tutto il Paese nel prossimo futuro: l’aumento del tasso degli anziani poveri non autosufficienti, che peserà in modo insostenibile sul sistema socio assistenziale in termini di richiesta di figure professionali come i care giving (circa 1 ogni 2 anziani) e di risorse economiche. La soluzione di tale problema sociale non può essere lasciata al caso per cui urge una seria pianificazione per l’allocazione più efficiente delle poche risorse pubbliche disponibili da assegnare al welfare, quindi una riforma strutturale dello stesso sistema.

Un altra considerazione da tenere in buon conto nelle prossime politiche sociali è che l’obbligo di rimanere fino a tarda età nel mondo del lavoro, per fare quadrare meramente i bilanci, non  tiene in buon conto il fatto che gli anziani non necessariamente sono anche in grado di autogestirsi, essere competitivi e produttivi come i giovani!

In ultima analisi, la grave crisi economico-finanziaria che attraversa il Paese, ma anche gran parte della UE, tende ad accentuare molte contraddizioni nelle politiche del welfare e quindi deve indurci a riflettere su come intervenire sugli assetti istituzionali e organizzativi, sulla suddivisione delle risorse e dei compiti, sui servizi sia a livello locale che nazionale innescando delle efficaci sinergie tra pubblico e privato, anche attraverso un sistema di voucher.

Fonte: “Il Cohousing come modello di inclusione sociale, l’“Oasi “di Bologna”

Giovanna Barbaro
Dir. del CTS e tesoriera MAP
18/03/2018

Condividi!

Lascia una recensione

avatar

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

  Subscribe  
Notificami
Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE