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La disabilità nella storia-Parte prima

Oggigiorno siamo abituati a ogni comfort, assistiti dalla tecnologia, perciò facciamo fatica a pensare che, un tempo, le cose possano essere state diverse. In effetti, anche per la disabilità c’è stata una evoluzione storica, sia dal punto di vista tecnologico che dal punto di vista sociale.
Il presente articolo deriva dalla mia passione per la storia ed è il primo di una serie che affronterà gli aspetti culturali legati al concetto di disabilità. Ritengo sia importante approfondire gli aspetti culturali poiché, in primo luogo, facilita il percorso della propria crescita personale e, in seconda battuta, perché la conoscenza in sé delle cose è un modo per migliorare la qualità dela vita di tutti.
I reperti provenienti dalla preistoria, risalenti a 530000 anni fa, come i resti di un ragazzo affetto sicuramente da ritardo nello sviluppo psico fisico, ci lasciano pensare che egli fosse inserito nella comunità in cui viveva. Tuttavia, non ci è dato da sapere come egli venisse trattato. Gli studi affermano che nell’antichità i disabili venivano considerati in modo ambiguo. La disabilità veniva spesso associata al contatto con le “divinità”.
Per capire tale cultura, provate a immaginare la reazione di una persona di fronte ad un soggetto in preda di una crisi epilettica, in un’epoca in cui non si conosceva ancora l’esistenza di questa malattia. Oggi, sappiamo moltissimo sulle sue cause, ma anticamente la si spiegava come l’essere posseduti da parte di uno spirito maligno. Succedeva, allora, che il portatore di una malformazione potesse venire estromesso dalla vita sociale, ovvero isolato dai contatti umani, oppure indicato come portatore di doni divini, a seconda dei casi.




Protesi di una mummia egizia

Gli egizi, ad esempio, avevano un gruppo di suonatori d’arpa ciechi. Questi erano separati dagli altri suonatori ma gli veniva riconosciuto il dono divino di suonare meglio di chiunque altro. Alcuni documenti dimostrano che gli affetti dal nanismo venivano impiegati come servitori di altolocati e riconosciuti alla corte del reggente. I faraoni, ricordiamo che erano delle divinità, potevano governare anche se erano colpiti da malformazioni. Più di qualche mummia ci ha consegnato dei resti dove le malformazioni erano particolarmente evidenti.

In antichità, le disabilità erano considerate parte sia del mondo umano che di quello divino. Basti pensare, ad esempio, agli Dei greci: Saturno era zoppo e la mitologia, con Edipo, ci restituisce un individuo dai piedi estremamente gonfi.
Nei casi in cui la disabilità non fosse conseguenza infausta della partecipazione alle battaglie, o di incidenti, era considerata come il risultato del impossessamento del disabile da parte di uno spirito maligno, secondo una concezione di tipo magico.
La disabilità, in qualche modo, veniva “risolta” trovando le spiegazioni alla sua esistenza, ad esempio mettendola in contatto con qualcosa di trascendente, ossia un volere divino di qualche tipo, allora in tal modo poteva essere accettata.

Gli ittiti, dal canto loro, ci hanno lasciato dei resti di una comunità, nella quale erano  ben integrati i sordi e lavoravano assieme ai normodotati. E’ una delle prime testimonianze della esistenza di una qualche forma di comunicazione tra sordi e normodotati.

Nell’antica Mesopotamia, con Hammurabi, abbiamo una distinzione tra il disabile divenuto tale per essere stato punito, per un suo comportamento immorale, e il disabile dalla nascita. Quest’ultimo veniva in qualche modo protetto e la legge puniva chi approfittava del suo stato di debolezza. I più vulnerabili dal punto di vista della salute venivano protetti talmente tanto che venne vietato a un marito di ripudiare la moglie se, nel corso del tempo, ella fosse stata vittima di qualche infermità.

Concludendo, possiamo affermare che in antichità esisteva un rapporto ambiguo tra i normodotati e i disabili, probabilmente, a seconda della propria classe sociale. In altre parole, se apparteneva ad una classe benestante, il disabile veniva trattato come un portatore di qualche dono divino, al contrario, se era povero allora veniva considerato come un reo  e quindi soggetto di qualche maledizione divina.
L’analisi della concezione della disabilità in altre civiltà storiche continua nel prossimo articolo. Continuate a seguirci.

Fabio Piccinin;
Vice presidente MAP
05/04/2018

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