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Disabili e indipendenti, in quali comunità è possibile?



Vivere in modo indipendente e dignitoso per molti di noi disabili è un diritto molto auspicato ma spesso disatteso per una serie di ragioni, in primis le barriere culturali e poi architettoniche.

La ricerca di un alloggio adeguato alle necessità di una persona con precise esigenze, dovute a una condizione di limitata autonomia, risulta piuttosto complicata anche per la mancanza di forme di assistenza sociale adeguata e sensibilità nella progettazione architettonica e degli arredi. In generale, le richieste particolari di ciascun individuo sono la somma di una serie di necessità di ordine tecnico, funzionale ed estetico  a livello personale. Attualmente, esiste una domanda di abitazioni adatte ai disabili in gran parte disattesa dal mercato dell’offerta. Pertanto, il grado di autonomia e la possibilità di gestire liberamente la propria vita è notevolmente ridotto per tutti i disabili che rivendicano il diritto di vivere in modo indipendente.

Oltre agli spazi interni al fabbricato, vanno resi fruibili anche le aree esterne: i posti auto, i camminamenti e gli ingressi. Da alcuni anni si stanno diffondendo due tipologie edilizie: condomini partecipati e gli ecovillaggi.
I primi sono un sistema abitativo costituito da alloggi privati di dimensioni contenute e spazi comuni – indoor e outdoor – per le attività di tutta la comunità, sia domestiche che ludiche. I giardini ad esempio sono pensati per consentire ai residenti di poter passare del tempo all’aria aperta, in modo protetto e confortevole. In questo contesto, i luoghi destinati alla condivisione devono poter accogliere e agevolare la permanenza piacevole di tutti i condomini senza discriminazione alcuna, ad esempio installando arredamenti studiati in modo da facilitare le relazioni sociali, insomma il buon convivere. I sondaggi ci restituiscono opinioni molto favorevoli riguardanti gli alloggi di questa tipologia, vedasi come esempio l’articolo “Condominio partecipato a Bologna: il cohousing è modello di inclusione sociale”.  Purtroppo gli esempi sono ancora troppo pochi e pertanto si apre un mercato enorme nel prossimo futuro sia nella riqualificazione edilizia di edifici obsoleti che delle costruzioni innovative specie dal punto di vista della domotica.




La seconda tipologia, diffusa della prima anche in Italia e non solo nei paesi nordici dove ha preso origine da alcuni anni, è un insediamento complesso: può interessare in alcuni casi 1500 abitanti; è riconducibile ad una organizzazione abitativa dove gli spazi sono dilatati, pur mantenendo gli stessi principi di condivisione del cohousing. Fin’ora in Italia, gli ecovillaggi sono circa una ventina, ma nessuno di questi è perfettamente strutturato per soddisfare le diverse esigenze dei disabili. Tuttavia, per il momento rimangono degli ottimi esempi di vita in comunità in armonia e cooperazione con la natura, sperimentando nuove tecnologie e abilità più sostenibile, e pacifico. Da una ricerca recente risultano essere diffusi in diverse zone d’Italia vedasi l’articolo: “Ecovillaggi in Italia: La Lista di Comunità e Villaggi Autogestiti, Ecologici ed Autosufficienti.”  Inoltre, molti di questi afferiscono ad un’organizzazione: la RIVE (Rete italiana dei villaggi ecologici).

Un esempio nella nostra regione Friuli V. G. è l’ecovillaggio Pecoranera a Raveo in provincia di Udine, proprietà di alcuni nostri conoscenti ecologisti che offrono ospitalità (vitto e alloggio) in cambio di lavoro nella comunità basata su un’economia rurale. E’ anche un luogo ameno dove trascorrere una vacanza alternativa per conoscere i sapori tradizionali della Carnia.

La soluzione di condividere e aprirsi ad altre persone porta grandi benefici, sia a livello emotivo che fisico. L’essere umano è, per sua natura, un “animale da branco” e quindi ha la necessità di appartenere ad una comunità, di esprimere i propri pensieri e di collaborare nelle scelte a beneficio della collettività. Nonostante ci sia in noi umani la propensione alla socializzazione, tutti abbiamo l’esigenza di un nostro angolo privato, ovvero la necessità di avere un alloggio dove sentirsi libero e rilassato.

Molti dei nostri aderenti MAP condividono il desiderio di vivere, un giorno non molto lontano, in modelli abitativi come quelli illustrati. Pertanto l’argomento è diventato abituale in ogni occasione d’incontro per poter illustrare esempi virtuosi e soprattutto per ascoltare le esigenze di ognuno, facendone tesoro per proporre soluzioni innovative e su misura.
Per concludere, i sogni spesso possono diventare realtà quando si trovano le energie giuste per cogliere le buone occasioni.

Katia Casasola,
Presidente MAP,
22/04/2018

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