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L’isolamento come scelta di fuga dalla realtà


Quante volte abbiamo affermato che il nostro più grande sogno sarebbe di vivere in un’isola deserta, solo noi e la natura. Se tutti realizzassero questo desiderio, allora non basterebbero tutte le isole del mondo.

L’isolamento è uno dei metodi che tutti utilizziamo per rigenerarci. Risulta salutare passare qualche giorno lontano dal lavoro. “Staccare la spina” e rilassarsi: aiuta a ritrovare la concentrazione e le energie per dedicarsi alle normali attività.  Andare in vacanza e visitare luoghi nuovi è istruttivo e poter fare dei viaggi per conoscere altre culture e persone di altri paesi, ci arricchisce la mente e il cuore.

Seguendo lo spirito avventuroso con curiosità, organizzare un periodo di evasione, offre una situazione di crescita e ci predispone a nuovi incontri. Partire per un viaggio crea eccitazione e aspettative, emerge la positività e la voglia di novità, naturalmente ci si apre e ci si rilassa, quando va tutto come desideravamo.
Molte persone preferiscono la solitudine come metodo di rigenerazione psicofisica, la natura è la medicina preferita dopo i periodi di grande fatica e stress. Stare alcuni giorni in montagna, passeggiare e respirare aria pulita, ascoltare i suoni del bosco o dei corsi d’acqua crea uno stato di serenità e benessere; immergersi nel silenzio e godere di alcuni momenti in cui concedersi di non fare nulla…Insomma, tutto questo è profondamente terapeutico.

Questa finalità positiva e curativa si modifica in senso negativo quando la ” fuga” è dalla realtà. L’isolamento, a fine di distacco e di negazione della propria realtà dolorosa, alla lunga può portare ad una profonda depressione. Un tale circolo vizioso potrebbe rendere più difficoltoso il recupero della forza necessaria per reagire alle difficoltà, togliendo la visuale di una possibile soluzione e creando uno stato d’animo cieco alle alternative positive.

Lo stato di negazione della realtà può accompagnarsi a dei segnali psicosomatici, quali insonnia, cefalea, mancanza di appetito, stanchezza, disturbi digestivi e altri ancora. Questi disturbi a lungo andare minano la salute del corpo, è indispensabile chiedere aiuto a terapisti esperti per superare i momenti difficili.




Altro argomento difficile da affrontare è ammettere di aver bisogno di un aiuto esterno, troppe volte il nostro orgoglio e la vergogna ci impediscono di cercare un appoggio. Mostrarci fragili e incapaci di affrontare da soli le difficoltà di fronte a sconosciuti ci fa sentire indegni.  L’educazione moderna ha costruito delle barriere mentali che isolano i singoli individui. Siamo immersi in una società malata di individualismo che ci induce a far conto solo su noi stessi. I buoni sentimenti e lo spirito collaborativo tendono a scomparire anche per lo stile di vita che dobbiamo condurre, vita frenetica, rapporti superficiali, mancanza di spazi e occasioni per facilitare i momenti di socializzazione. Per fortuna non tutti si lasciano ingoiare da questo stile di vita antisociale, un malessere comune: molte persone di buon cuore sono disponibili e attente nei confronti del prossimo, pronte ad aiutare compatibilmente alle loro capacità.

Per concludere, il consiglio è di elaborare la paura, convincendoci di non temere di mostrarci fragili e di non esitare a chiedere aiuto per non negarci l’opportunità di conoscere persone a cui piace sentirsi utili accudendoci  e proteggendoci, per fortuna non siamo tutti uguali. Nei momenti di dolore e ansia vale sempre la pena di cercare un cuore che ci sappia accogliere e consolare. Esistono molte associazioni impegnate nel sociale per cui ci sono elevate probabilità di trovare persone disposte ad ascoltarci, a condividere esperienze e del tempo per sostenerci a ricominciare a godere la propria esistenza.

Katia Casasola,
Presidente MAP,
24/04/2018

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