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Limitless, il pensiero senza limiti e il diverso


Come referente della nostra associazione MAP, per l'”Area di crescita personale, ritengo utile riflettere sul concetto, molto discusso anche da illustri autori: il “diverso”. Di qualunque natura, esso sia, non è la realtà, ma una sua interpretazione.
E’ un concetto, o meglio una visione che nasce dentro un sistema sociale. In questo contesto, viene spontaneo considerare la “normalità” come facente parte della campana statistica, dove il picco è rappresentato dal più alto numero di persone “normali”, mentre le sue punte inferiori sono rappresentate da piccole quantità di persone, con problematiche che si discostano dal normale, sano, bello, buono ed efficiente.
E’ un falso modo di vedere. Molto logico, facile e tecnologico, come si vuole di questi tempi. Peccato che questa prospettiva sia solo logica, ma poco umana alla fine. In pratica, nessuna campana matematica della normalità esiste, perché è difficile individuare un essere umano cosiddetto “normale”. Il mio discorso, può essere meglio illustrato con una immagine: il noto simbolo dall’Oriente il TAO.




Comunemente, siamo facilitati a pensare in termini di disabilità/normalità, cioè in termini di bianco o nero. In realtà, facciamo parte di un’unica cosa, di un’unica umanità, non scindibile in queste categorie dualistiche. Il TAO insegna che se ci identifichiamo con una parte del tutto siamo in errore: nel bianco c’ è sempre un puntino di nero pronto ad espandersi e a mutare la condizione in cui ci troviamo.
E’ vero invece che esiste l’umanità, in un continuum di situazioni personali specifiche per ognuno dove ognuno di noi si può trovare a sentirsi fuori posto nella società come potrebbe sentirsi un disabile.
Viceversa, ci sono dei disabili che soffrono pochissimo per la loro disabilità perché intorno a loro si è creato un ambiente “un costrutto sociale” dove la qualità di vita e integrazione sono molto alti.
La disabilità perciò diventa un indicatore di limiti altrui più che propri. Limiti nel guardare e nel concepire l’altro. Questi limiti si superano nel momento in cui “guardiamo” e sentiamo i limiti degli altri come propri, come tema e problema di cui occuparci in modo da dare forma corretta, metaforicamente parlando, al cerchio unico del TAO.

Concludo il ragionamento sull’applicazione del concetto di limitless con una citazione di Giorgio Napolitano, tratta dal “Discorso per la Giornata Internazionale delle persone con disabilità, tenutosi a Roma nel 2007:

“Sono poche le famiglie italiane che non abbiano, o non abbiano avuto, tra i loro parenti una persona disabile o un anziano non autosufficiente. Perciò non impegnarsi a costruire un habitat giuridico, fisico e culturale amico della disabilità significa ignorare una grande questione di umanità e civiltà.”

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