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C’era una volta la solidarietà…e oggi?


La nostra società civilizzata predica bene e razzola male: parla di politiche d’integrazione e d’inclusione e, alla fine, nemmeno il mutuo aiuto  delle antiche società organizzate funziona più. Nel momento del bisogno ci accorgiamo che gli amici scompaiono e gli aiuti gratuiti non sono per tutti. Vi è mai capitato?

Preso atto di questa realtà, ora vediamo in che modo possiamo contribuire per porre rimedio a questo enorme paradosso sociale.
Secondo gli insegnamenti dei grandi maestri di vita, l’unico modo per cambiare il mondo è iniziare a modificare se stessi. Vediamo insieme da quali punti potremmo iniziare.
Si potrebbe partire facendo un elenco di tutte le cose antipatiche che vediamo attorno a noi. La lista sarà lunga, ma va benissimo scrivere ogni cosa, anche quella più banale. Mentre scriviamo, cerchiamo di ricordare tutte le situazioni in cui ci siamo sentiti infastiditi, il nostro elenco cresce e una memoria tira l’altra…
Una volta completato il nostro libro nero, torniamo all’inizio e rileggiamo, una voce alla volta, e ad ogni punto del nostro elenco scriviamo quale sarebbe secondo noi la soluzione per portare un miglioramento. Completato anche l’elenco con le nostre considerazioni, ci rimane un ultimo sforzo: iniziare ad applicare concretamente le azioni che riteniamo necessarie per risanare la realtà intorno a noi. Se saremo stati sinceri nel cercare le soluzioni migliori e coerenti con il nostro concetto di benessere comune, non sarà difficile applicarle ed essere approvati e imitati dalla comunità. Dare il buon esempio è un punto d’inizio per aiutare noi stessi e il nostro mondo.
Dovremmo iniziare a pensare e ad agire per un bene comune, la nostra società. Invece, siamo schiavi e limitati da un individualismo incompatibile con la natura umana. Siamo “animali da branco” e come tali la nostra vita e la nostra sopravvivenza dipendono dal gruppo, dall’aiuto reciproco. Ogni nostra singola necessità viene soddisfatta dal lavoro di altre persone. Per mangiare dipendiamo dai prodotti del contadino, per bere dai lavoratori della rete idrica, per curarci dai medici e infermieri, per avere un riparo dai muratori ecc. Non siamo autosufficienti e non lo siamo mai stati, neppure ai tempi della preistoria.
Tutte le nostre necessità di venire accuditi ed aiutati si manifestano nella prima infanzia, con gli acciacchi della vecchiaia e quando diventiamo disabili temporaneamente o irreversibilmente. Nella vita di ognuno di noi si presentano situazioni difficili da superare senza l’aiuto degli altri, sia per gli aspetti emotivi che fisici.




Arrenderci all’evidenza che siamo interdipendenti, può servire a ridimensionare il concetto di necessità di isolamento e “privacy”. Nessuno di noi può sopravvivere a lungo da solo, prendiamone atto. Se riusciamo ad accettare questa grande evidenza, possiamo anche diventare più accoglienti e disponibili verso i nostri simili.
A questo punto, possiamo affrontare il tema dell’aiuto reciproco, considerato che tutti abbiamo bisogno di tutti, non ci resta che diventare disponibili a chiedere di essere aiutati nel caso di necessità e di offrirci per aiutare gli altri in base alle nostre capacità. Non si tratta di prestarci ad un “lavoro”, ma di “vicinanza” umana, di solidarietà. Lo scambio di “assistenza” e “aiuto” sono alla base del vivere in una comunità, sono le tacite regole del buon vicinato. Il rispetto e la considerazione per la propria vita, viene automaticamente riconosciuto anche verso la vita dei nostri simili.
Entrare a far parte di una società, significa accettare queste semplici regole, che servono alla sopravvivenza individuale e al vivere in armonia con il prossimo. Lo scambio di appoggio e aiuto reciproco, sono il segnale di maturità personale e della consapevolezza dei propri umani limiti. In una comunità si può misurare il grado di evoluzione dei singoli, che ne fanno parte, in base alla loro capacità di interscambio e rispetto reciproco. Più la comunità è costituita da esseri “intelligenti” e meno conflitti interni si manifestano, inoltre la disponibilità all’aiuto reciproco diventa una logica del vivere quotidiano.
Per imparare a relazionarci, con disponibilità ed empatia, possiamo fare del volontariato, questo è un buon metodo che ci può insegnare ad aiutare gli altri senza aspettarci nulla in cambio. Intorno a noi c’è sempre qualcuno che ha bisogno di aiuto, basterebbe volerlo vedere e renderci disponibili. Sentirsi utili è molto gratificante.

Katia Casasola,
Presidente MAP,
8/5/2018

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