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La disabilità nel tempo, Parte terza: il Medioevo


Continuiamo la serie di riflessioni sul concetto di disabilità nelle civiltà più organizzate nell’antichità. Dopo la PrimaSeconda e Terza parte, sulle culture e religioni che più ci hanno influenzato, affrontiamo la quarta parte, incentrata sul lungo periodo storico definito con il termine: Medioevo, che in Europa va dal V secolo al XV secolo, dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente nel 476 e precede l’Età moderna.

In quest’Età storica, si sviluppò il concetto di integrazione sociale degli “ultimi”, già sancito nel Nuovo Testamento e di cui la Chiesa si farà portatrice nei secoli venturi.
Nelle epoche tardo romana e basso medioevale la società si dimostrava più propensa ad accogliere i portatori di disagio, una categoria di persone piuttosto ampia che non comprendeva solo gli infermi fisici, ma anche i pellegrini, i poveri, le madri con figli a carico, i malati, i deformi, i ciechi, i muti, e tutti coloro che non volevano mantenersi con il lavoro o non ne erano in grado. In breve, i nostri antenati medioevali vedevano il disagio portatore dei seguenti aspetti negativi:
• tragicità della povertà,
• possibilità di essere ingannati,
• corpi menomati ben in vista,
• incapacità  o rifiuto di lavorare,
• condizioni di indigenza,
• reti di malaffare,
• relazioni sociali ambigue,
• sospetti e pietà,
• scherno e compassione,
• scandalo e condiscendenza.




A complicare il quadro per i più deboli della società, si misero pure alcuni padri della Chiesa che, riprendendo concetti presenti anche nell’Antico Testamento, accomunarono le infermità alla condizione di peccato. In quest’ultimo contesto culturale religioso, anche Martin Lutero associava le infermità alla possessione da parte di demoni. Tale convinzione, in alcuni casi, portò a sterminare molti infermi.
A proposito, ricordiamo un orribile episodio, che avvenne nel 1321 in Francia, durante il quale vennero arsi vivi molti lebbrosi, poiché considerati colpevoli, secondo la gente comune, di complottare, con la complicità degli ebrei (onnipresenti questi ultimi dove l’ombra junghiana collettiva si manifesta) contro il Paese diffondendo l’epidemia.
Il vivere dei deboli nella società medioevale è legato all’esercizio della carità da chiedere alle persone più benestanti; pratica sancita dal Vangelo e incoraggiata dal mondo ecclesiastico. Grazie all’elemosina il disagio dei poveri e dei disabili veniva attenuato e, dall’altra parte, i benefattori ne traevano vantaggio spiritualmente soddisfacendo l’ideale evangelico della carità. Questo avveniva normalmente dentro le città. I mendicanti, i poveri e gli storpi non stavano ai margini dell’agglomerato cittadino, ma erano ben visibili vicino alle chiese, ai conventi e soprattutto vicino alle case dei ricchi e dei nobili.
Inizialmente, la pratica della questua avveniva individualmente fino a quando il re Luigi IX di Francia Il (santificato nel 1300) istituì il primo ospedale per “poveri e ciechi” a Parigi: L’ospedale dei “Trecento”. Da quel momento in poi, la pratica dell’assistenza ai più disagiati, si diffuse in tutta Europa. Ricordiamo che i nostri ospedali moderni sono i diretti eredi di quell’innovazione sociale che pose le basi per lo sviluppo della moderna medicina. In seno agli ospedali nacquero anche le prime “confraternite”, associazioni preposte ad agglomerare l’assistenza e l’inclusione sociale dei portatori di disabilità o di disagio economico. All’epoca, le confraternite ebbero un ruolo importante nello sviluppo del diritto ad essere assistiti, dai poteri civili e dagli enti di beneficenza, distinguendoli in maniera netta da coloro che invece non la meritavano perché erano solamente oziosi, criminali e impostori.
Per concludere, ci auguriamo che la nostra società moderna, in termini di sostegno al welfare non regredisca e inverta la rotta intrapresa con le politiche comunitarie di Austerity che riducono l’assitenza sanitaria escludendo così una grande fascia della popolazione costituita non più solamente dai miserrimi ma anche dalla classe media impoverita. Il modello statunitense, benessere solo accessibile ai ricchi, non lo troviamo equo proprio quando molti si stanno arricchendo sfruttando il lavoro usurante e disumano di altri. Ricordiamo le disabilità e le morti bianche dovute a lavori pericolosi e sottopagati.

Fabio Piccinin,
Vicepresidente MAP,
11/05/2018

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