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Attacchi di panico, come gestirli direttamente o indirettamente?


Chi non ha mai avuto un attacco di panico può ritenersi fortunato. Tuttavia, può essere utile farsi un’idea del disagio provato da chi ne soffre uno in nostra presenza, per trovarci preparati per gestire correttamente la situazione.

La nostra associazione MAP ritiene particolarmente importante far conoscere la problematica in questione soprattutto a coloro i quali, per lavoro, devono relazionarsi con diverse persone. La probabilità di trovarsi coinvolti in una situazione critica è piuttosto elevata poiché la patologia è talmente diffusa che una persona su tre ne fa esperienza, direttamente o indirettamente, almeno una volta della vita. I dati sono allarmanti: quasi 10 milioni di italiani soffre in maniera sistematica di attacchi di panico o d’ansia. Rifuggire dal problema non significa affrontarlo correttamente! Essere preparati, invece, rafforzerebbe la propria autostima e aiuterebbee a reagire correttamente nel momento opportuno, evitandoci d’incorrere in situazioni imbarazzanti e spiacevoli, spesso difficili da dimenticare se siamo persone particolarmente emotive.

Sicuramente chi non ha mai provato un attacco di panico potrà avere difficoltà a comprenderne la gravità e quindi ad agire adeguatamente, ad esempio in modo empatico con la persona che si trova a soffrirne uno.
Innanzitutto, precisiamo che chi soffre di attacchi di panico ricorrenti purtroppo inizia a convincersi di essere vulnerabile, poiché deve vivere cercando di evitare le situazioni o le persone che lo possano mettere in crisi di punto in bianco. Insomma, chi soffre di questa patologia inizia ad entrare in un tunnel buio, assillato dal terrore di dover rivivere una crisi improvvisa, alimentando così un circolo vizioso di “paura della paura”. La persona tende a rintanarsi sempre più in situazioni protette, note, conosciute, aree di comfort sicure.

Spessissimo, chi soffre di attacchi di panico ricorrenti cerca di nascondere questa sua vulnerabilità diventando apparentemente tranquillo e riservato. Sottolineiamo che tale atteggiamento non è d’aiuto per nessuno, anzi può portare a complicare la situazione. In questa sede, non ci interessa tanto discutere sulle cause che portano a scatenare gli attacchi di panico, poiché possono essere diverse a seconda del vissuto di ciascuno di noi, bensì desideriamo sottolineare l’importanza di imparare a riconoscere i sintomi in tempo per poter gestire al meglio la fase più critica dell’attacco in modo sereno e sicuro.

Che cosa accade durante un attacco di panico? Il cuore inizia a battere sempre più forte, si ha la sensazione di non riuscire a respirare a sufficienza, di stare per soffocare. Si provano sensazioni fisiche e psichiche insolite: perdiamo il controllo di noi stessi, gli arti s’intorpidiscono e si può sentire un forte dolore al petto. Più i sintomi fisici si intensificano più l’angoscia e la paura crescono, diventando autentico terrore: si teme di morire, di impazzire o di non tornare mai più alla normalità. Sono attimi che sembrano durare millenni, e che lasciano profondi segni anche una volta passati, una sorta di cicatrice nella mente.

Come aiutare chi soffre di un attacco di panico

E’ importante considerare che un buon aiuto, sia che conosciamo o non conosciamo la persona sofferente, può fare una grande differenza, sempre. Di fronte ad una situazione critica è importante mantenersi calmi o almeno dimostrare di esserlo per aiutare a tranquillizzare chi si trova in una situazione di panico.

  1. Informarsi e capire che un attacco di panico è una malattia, e perciò non deve essere sottovalutata, ridicolizzata o colpevolizzata la persona che soffre il disagio. Tuttavia, è bene non dimostrarsi troppo preoccupati, per non spaventare ulteriormente chi si trova nella situazione critica. Mantenere il buon umore può essere d’aiuto.

  2. Dimostrarsi attenti a comprendere i sintomi accusati durante il malessere per suggerire adeguatamente un appoggio.

  3. Mantenersi calmi e pazienti, cercando di non interpretare le necessità, piuttosto chiedere direttamente quali sono e se richiesto, offrire il aiuto.
  4. Le frasi da suggerire:
    *dimmi di cosa hai bisogno in questo momento*puoi farcela, non succede niente di grave
    *respira lentamente, andrà tutto bene.
  5. Le frasi da non dire:
    *non essere ansioso/a,
    *non esagerare,
    *controllati, calmati!
    *devi reagire, cerca di sforzarti,
    *non essere pigro/a,
    *devi sforzarti di combattere contro questa situazione,
    *non essere ridicolo/a, vigliacco/a.

Consigli per chi soffre di attacchi di panico




L’aiuto di un esperto, ad esempio in terapia cognitivo comportamentale, è sicuramente raccomandabile per trovare il rimedio adeguato al proprio caso, ma cosa fare da subito? Ecco i 10 più comuni consigli per chi soffre di attacchi di panico, da mettere in pratica nell’immediato:

1. Imparare a conoscerli, divenire consapevoli delle varie fasi (insorgenza, apice, decrescita) e del fatto che non sono mortali né infiniti. Imparare ad osservarli come si osserva un temporale fastidioso, sapendo che finirà e, grazie a questa convinzione, provare a conviverci. Per migliorare la capacità di osservare le proprie sensazioni con un po’ di distacco, può risultare utile apprendere le basi della meditazione. Ci sono persone che ne hanno anche molti al giorno. È essenziale in questi casi imparare a riconoscerli e a lasciarli passare.

2. Comprendere che gli attacchi di panico sono solo un sintomo, e dunque non costituiscono il vero problema. Il vero problema è ciò che li causa, cioè la propria insoddisfazione esistenziale. Agire su di essa costruendo degli obiettivi raggiungibili. Chiedere, se serve l’aiuto di un professionista.

3. Quando si percepisce che stanno per insorgere degli attacchi di panico, invece di subire passivamente le sensazioni fisiche spiacevoli che si stanno provando, fare qualcosa di concreto: muoversi, camminare, oppure raccontare a un amico ciò che si sta vivendo, mettere in atto delle tecniche di rilassamento e non farsi troppe paranoie mentali.

4. Dedicarsi ad attività artistico-espressive: teatro, canto, pittura, movimento, scrittura. Qualsiasi cosa permetta di dare voce ai propri vissuti interiori. Molto utili in questo senso le principali artiterapie, in particolare la teatroterapia, perché permette di sperimentare in un gruppo protetto nuovi modi di comportarsi.

5. Trovare il coraggio di dire quello che si pensa, addirittura di mandare a quel paese chi lo merita. Evitare di reprimere la nostra aggressività, piuttosto incanalarla in qualcosa di costruttivo e gratificante.

6. Definire amici solo le persone di cui ci si può realmente fidare.

7. Condividere con gli amici le proprie problematiche, e chiedere loro aiuto in caso di bisogno.

8. Imparare a convivere con la propria paura e a fare figuracce, se sono funzionali al raggiungimento di qualcosa che davvero si desidera.

9. Parlare con persone che hanno avuto attacchi di panico e che li hanno risolti.

10. Diventare consapevoli che gli attacchi di panico spariscono e averli provati ci hanno resi persone migliori, più sensibili ed empatiche.

Per concludere, precisiamo che le indicazioni illustrate, tratte dal sito del medico Filippo Ongaro, hanno il modesto obiettivo di favorire la conoscenza delle problematiche e quindi di ridurre le tensioni che possono scaturire situazioni di panico. Saper creare un clima sereno e confortevole, in ogni luogo, è a vantaggio di tutti. Consigliamo in ogni caso di rivolgersi ad uno psicologo, ricordiamo che solo un medico può prescrivere il farmaco ansiolitico adeguato.

Giovanna Barbaro
Dir. Protocollo MAP e tesoriere
12/5/2018

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