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Stress ossidativo, antiossidanti e malattie neurodegenerative


Il rapporto fra i radicali liberi e l’insorgenza di alcune malattie è oggetto di studio sin dal secondo dopoguerra, quando si cercava di capire quale fosse il meccanismo che causava la morte di migliaia di persone sopravvissute alle due bombe atomiche, ma che erano state esposte ad elevate dose di radiazioni.
Nel 1954, Gershman e Gilbert suggerirono che la formazione di specie di ossigeno reattivo poteva essere la causa degli effetti letali delle radiazioni ionizzanti. Come in tutti i campi della scienza, anche in quello della ricerca sugli effetti biologici degli agenti ossidanti e in quelli degli agenti antiossidanti, è stata spesso amplificata dal marketing spregiudicato di alcune ditte.
Il caso più recente in Italia è la passata di “superpomodoro”, presentata da un noto marchio come se fosse un medicinale, leggasi l’articolo di Gianna Ferretti: “Superpomodoro, licopene e anti-invecchiamento”. E’ molto utile per capire che si tratta di una bufala scientifica. Ciò non significa che il licopene del pomodoro non abbia delle qualità nutrizionali notevoli, come analizzeremo. Innanzitutto, spiegheremo brevemente che cosa sono i radicali liberi, che effetti hanno gli antiossidanti e i rapporti di entrambi con le malattie neurologiche e autoimmuni.

Lo stress ossidativo (ossidazione cellulare)

Le cellule del nostro corpo subiscono continuativamente un’ossidazione per effetto degli agenti ossidanti. Questi si dividono in radicali liberi e ossidanti non radicalici. I primi sono: il radicale idrossile OH, formatosi per la scissione di una molecola di H2O, il radicale ossido nitrico, e l’ossigeno eccitato o superossido. I secondi sono: gli ossidanti non radicalici: l’ozono, il perossido d’idrogeno (noto come acqua ossigenata). In questo articolo, gli chiameremo con il nome generico di agenti ossidanti.
Gli agenti ossidanti possono essere endogeni -generati dal proprio organismo come meccanismo di immunità contro i patogeni, e per altre funzioni cellulari- oppure esogeni, cioè causati da agenti esterni quali: l’esposizione al fumo di tabacco, l’eccessiva esposizione ai raggi UV del sole – o a radiazioni ionizzanti quali raggi X e gamma-, alcune forme d’inquinamento dell’aria o degli alimenti (metalli pesanti), dieta povera di frutta e verdura, diabete, ecc… Gli agenti ossidanti sono in grado di alterare la composizione dei grassi, delle proteine e del DNA delle cellule, modificando avversamente il funzionamento di queste ultime. Le conseguenze negative dell’ossidazione cellulare vanno dal rallentamento dei normali processi cellulari fino all’innescarsi di processi tumorali. In un organismo sano, la presenza di agenti ossidanti è in equilibrio con quella di agenti antiossidanti, prodotti dallo stesso corpo (endogeni) e assunti con il cibo (esogeni). Se tale delicato equilibrio si rompe, per deficit di agenti antiossidanti, o per eccesso di agenti ossidanti, le cellule si troveranno nella condizione chiamata stress ossidativo

Il rapporto fra gli agenti ossidanti, l’invecchiamento, i tumori e le malattie cardiovascolari

La letteratura scientifica sugli effetti degli agenti ossidanti e le proprietà antiossidanti di alcune sostanze contenute in specifici alimenti, è estremamente vasta. In modo estremamente riduttivo, possiamo dire che, via via che invecchiamo, la protezione antiossidante endogena diminuisce, quindi l’ossidazione aumenta, danneggiando le cellule in modo più o meno generalizzato. Quando l’ossidazione arriva al punto di danneggiare il DNA delle cellule, queste si moltiplicano senza controllo, insorgono dunque i processi tumorali. Se l’ossidazione danneggia le pareti dei vasi sanguigni, si accumula l’LDL (detto comunemente “colesterolo cattivo”) il quale, a sua volta, si ossida e arriva a formare trombi: si è dunque in presenza di malattie cardiovascolari.




In definitiva, anche se non è certo che lo Stress Ossidativo sia la causa principale di un processo patologico degenerativo sicuramente questo è una delle cause che concorrono alla progressione del danno nel corso della malattia. Controllare i livelli di stato Redox e quindi monitorare lo Stress Ossidativo con specifiche e mirate indagini bioumorali, anche quando i radicali liberi non sono la genesi primaria della malattia, può consentire di intervenire sulla catena patogenetica e limitare la progressione del danno. L’influenza dello stress ossidativo sull’insorgere e sull’evoluzione di molte malattie è veramente variegata come illustrato in alcuni studi del Centro Stress Ossidativo .

Gli antiossidanti nell’alimentazione, fra bufale e superficialità

Negli ultimi 10 anni sono stati fatti passi da gigante nella conoscenza dell’efficacia degli antiossidanti esogeni, ed è chiaro che molte delle affermazioni provenienti dall’industria alimentare sono esagerate, si basano su vecchi studi ormai superati. Inoltre si trovano notizie inattendibili anche su alcuni blog o siti salutisti/sportivisti, si leggono affermazioni senza referenze scientifiche verificabili. Attenzione quindi a falsi allarmismi originai da bufale. Invitiamo i nostri lettori a leggere un breve, ma eloquente, articolo della d.ssa Elena Dogliotti, biologa nutrizionista e ricercatrice della Fondazione Veronesi https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/alimentazione/la-classifica-degli-alimenti-con-piu-antiossidanti, nel quale si spiega perché le classifiche di potere antiossidante degli alimenti vanno lette con cautela: si basano su un indice chiamato ORAC (Oxygen Radicals Absorbance Capacity) il quale è caduto in disuso già nel 2012. La metodologia ORAC è una prova in vitro, quindi non è direttamente estrapolabile ad un organismo vivo. Esistono anche altre due metodiche, la FRAP e la TEAC, ma i risultati per uno stesso alimento sono contraddittori a seconda della metodologia applicata, e le correlazioni con test clinici meno che meno, segno inequivoco che nessuno dei tre test è affidabile.

Fra gli antiossidanti, di cui sentiamo parlare più spesso, annoveriamo: le vitamine C ed E, i polifenoli dell’olio di oliva, il β-carotene, il licopene, la luteina. E’ importante sottolineare che gli effetti di un antiossidante in concreto sull’evoluzione di una determinata malattia non sono facilmente misurabili. Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti, la dieta mediterranea rallenterebbe il decorso della SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) e, al contrario, una “dieta americana”, ricca di grassi, carboidrati e glutammato di sodio (ingrediente tipico dei cibi confezionati) tenderebbe ad accelerare l’insorgere e il peggioramento della malattia. In realtà le cose non sono così semplici, per quanto lo studio sia stato fatto con tutti i crismi del metodo scientifico, le conclusioni dei ricercatori americani sono un po’ superficiali. Il dott. Giovanni Luigi Mancardi –direttore della clinica neurologica dell’Università di Genova – commenta:

Riportiamo uno stralcio di un articolo sui vantaggi della dieta mediterranea sulla SLA pubblicato nel sito della Fondazione Veronesi 

“Non è possibile parlare di alimenti assoluti che possono contribuire ad allontanare il rischio di sclerosi latrale amiotrofica, sebbene diversi studi scientifici nazionali ed internazionali attestino benefici derivanti da una dieta di tipo mediterraneo, a base di frutta, verdura, fibre, vegetali e pesce, cioè ricca di grassi acidi insaturi e ipocalorica. Questi due fattori contribuirebbero a diminuire l’attività infiammatoria, ritenuta tra i componenti alla base dello sviluppo della malattia, ma anche a modificare la flora intestinale che sembra essere co-responsabile dello scatenamento di alcune malattie autoimmuni. Riguardo al contributo che gli alimenti possono dare nel contrastare lo stress ossidativo associato alla SLA, alimenti con proprietà antiossidanti come i vegetali e la frutta, o integrazioni dietetiche con vitamina A, E, C, acido lipoico ed altre sostanze ad azione antiossidante, potrebbero avere un’azione protettiva contro il danno ossidativo, ma la certezza di efficacia di questi principi nutritivi nel rallentare la progressione di malattia è ancora in fase di studio”.

Mario A. Rosato,
Associato MAP Veneto
13/05/2018

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