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La decrescita rende pigri e infelici


La natura di noi esseri umani, pensanti ed evoluti, è quella di soddisfare le nostre curiosità: scoprire, imparare, crescere spiritualmente ed intellettualmente. Tuttavia, da quando si parla di modello di decrescita felice, una grande parte di popolazione sembra essersi disinteressata, rinunciando ad investire sulla qualità della propria vita, e arresa a subire questo fenomeno di austerità.
La decrescita o meglio stasi, in parte, si può comprendere e giustificare: le difficoltà economiche attanagliano un numero crescente di individui impedendo loro di spendere in futilità. Perciò le priorità di spesa sono senza dubbio quelle legate alla sopravvivenza.
Come associazione impegnata nella promozione dei diritti delle fasce più deboli non nascondiamo la nostra più sincera preoccupazione. Siamo convinti che il rinunciare ad attività creative e appaganti, alla lunga, induce l’essere umano alla depressione, alla perdita di entusiasmo nel seguire le sue passioni, hobby, ecc. L’impoverimento è anche morale, emozionale e spirituale.
Per fortuna, nonostante le difficoltà, accade che molte persone si avventurano alla ricerca di tecniche per la “crescita personale”. Per alcuni questa scelta avviene in un momento buio della loro vita e poi, una volta ristabilito un apparente ordine generale, tornano alla “normale” routine quotidiana. Questo metodo discontinuo è destinato a farci tornare a uno stato di insoddisfazione e sofferenza, lo stesso che ha creato il malessere iniziale, di fatto si è solo accarezzato il beneficio che può derivare dal dedicarci all’amore per noi stessi e al rispetto del proprio esistere. Cessare l’attenzione verso noi stessi ci porta di conseguenza a ripiombare nella banale routine e può generare un senso di fallimento aggiuntivo.

Ci sono delle “trappole” che ci distolgono dal proseguire nel cammino della personale evoluzione, la mancanza di tempo e di soldi da investire, queste sono le prime scuse che troviamo: mentiamo a noi stessi. Inutile dire che il più grosso danno che possiamo procurarci è di giustificare le nostra pigrizia. Come possiamo rimediare questa fase di apatia e recuperare la nostra felicità interiore?




I metodi consigliati sono economici ed efficaci: praticare la meditazione, leggere argomenti istruttivi, trascorrere più tempo immersi a contatto con la natura e a giocare con i bambini. Sconsigliata la visione di programmi TV diseducativi e la frequentazione di persone che non stimolino la nostra intelligenza. Dobbiamo ammettere che alcune malsane abitudini sono difficili da abbandonare, ma la nostra fame di qualità dovrebbe spingerci a fare scelte per stare meglio e sentirci capaci di piccoli e grandi cambiamenti. Spesso dimostriamo di non temere le variazioni, stravolgendo la nostra vita in un attimo, dimostrando a noi stessi grandi capacità di sostenere momenti difficili che richiedono di saltare nel buio. Insomma, facciamo cose inimmaginabili, ma ci paralizziamo davanti a una piccolissima decisione, come spegnere la TV per qualche sera e dedicarci a noi stessi e alla nostra felicità.
Nel momento in cui riusciamo ad ammettere la nostra pigrizia il grosso dello sforzo è fatto: non ci inganneremo più e quindi potremo proseguire a soddisfare i nostri reali bisogni. Dovremmo dedicarci ogni giorno un’ora per rilassarci, per ascoltare le nostre reali necessità, per meditare o per riscoprire la nostra creatività e assecondarla liberamente per svolgere altre amene attività. Concedersi del tempo ad ascoltare se stessi e le proprie necessità, serve a nutrire “la nostra anima” e ci aiuta ad affrontare meglio le svariate difficoltà della vita.
Ricapitolando, consentiamoci questi spazi di bellezza interiore per non regredire intellettualmente, rischiando di cadere in uno stato di “anestesia emozionale” e nella depressione, spesso la principale causa degli attacchi di panico. Spesso, basta davvero poco per allontanare da noi il rischio di perderci il meglio della vita e di essere felici.

Per concludere, l’invito è di non lasciarsi sopraffare dalle abitudini, di seguire il sano istinto della curiosità e della conoscenza, di sperimentare vie nuove, conoscere e frequentare persone che abbiano esperienze diverse dalle nostre.

Katia Casasola,
Presidente MAP,
16/05/2018

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