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“Ministero per le Disabilità”: sì o no???


La recente campagna elettorale, culminata con le elezioni dello scorso 4 marzo, è stata segnata da un’eccezionale attenzione alle problematiche dei cittadini italiani disabili. Fatto encomiabile se consideriamo che a 32 anni dalla legge che introduceva l’obbligo da parte dei comuni di dotarsi di almeno un PEBA oggi pare di essere ancora all’anno zero in fatto di recepimento di leggi fondamentali per l’abbattimento, nonché superamento delle barriere architettoniche.

Dopo quasi 3 mesi dai risultati elettorali, l’ultima proposta di Governo prevedeva -per la prima volta- l’istituzione di un ministero per le disabilità, anche se nessuna precisazione riguardante il problema sociale, evidenziato con la recente legge conosciuta come “Dopo di noi” e nemmeno la necessità di adeguare le pensioni d’invalidità al costo della vita reale (per le fasce più deboli il potere d’acquisto con l’euro si è dimezzato, riducendo l’accesso alle cure di base) e sostegno economico all’accompagnamento, fondamentale per alcuni disabili, per avere una mobilità almeno condizionata ad un badante. Sicuramente meglio ottenere qualcosa piuttosto che niente, ma noi di MAP puntiamo ad una mobilità incondizionata attraverso l’applicazione del nostro Protocollo di certificazione dell’accessibilità-fruibilità-inclusività.

Oggi, apprendiamo la notizia del fallimento dell’accordo tra il Presidente della Repubblica (Sergio Mattarella) e le istanze del popolo italiano, presentate dagli esponenti politici più votati (Matteo Salvini e Luigi Di Maio): il potenziale capo del Governo, l’avv. e docente universitario, Giuseppe Conte ha dovuto rinunciare al mandato poiché alcuni ministri, ruotanti attorno ai temi del ripristino di diritti sociali degli italiani non sono stati accettati compatibili con le politiche di Austerity della Troika.

Orbene, oggi molti cittadini italiani sono afflitti sicuramente da nuove preoccupazioni derivanti dall’allungarsi dei tempi di attesa di un nuovo Governo, il quale ritarda l’emanazione dei promessi decreti attuativi di molte leggi importanti, come quella che interessa a noi di MAP riguardante il nuovo codice per il 3° settore (attività no-profit).
La proposta di istituire un Ministero dedicato alle diverse disabilità -messa nero su bianco al punto 16 del “Contratto di Governo” tra Lega e M5S – a noi di MAP era parsa un segnale importante, proprio in un momento in cui la maggior parte dei soldi viene spesa per sostenere persone, individuate dallo Stato come profughi, i quali -a ben vedere- poi sono tutt’altro e quindi privi di quel diritto che invece spetterebbe prima agli italiani. I “finti profughi” sono il 95% degli accolti a nostre spese (in tutti i sensi, inclusa quella dovuta all’aumento del rischio di malattie e di aggressioni per rapine e stupri) perché non possiedono documenti (spesso se ne disfano appositamente) non sanno comunicare e non hanno competenze spendibili immediatamente nel mercato del lavoro italiano e perciò entrano o nel giro del lavoro nero, incluso lo spaccio di stupefacenti, o dei furti.
Le aziende italiane ci fanno sapere che oggi cercano profili altamente qualificati e che non li trovano tra i nostri italiani perché sono emigrati a cercare sistemazioni più convenienti e competitive (aziende meno tartassate e quindi offerta di maggiori diritti e bonus), spesso più compatibili con la loro formazione professionale (laurea). Siamo, dunque, di fronte a un paradosso insostenibile, ancorché inaccettabile per chi ha parenti che hanno perso la loro vita combattendo per la libertà della propria Patria! (Il bisnonno materno della sottoscritta morì a 31 nella Brigata Ivrea, durante la Prima guerra mondiale, iscritto nell’albo d’oro solo nel 2015, grazie alla propria istanza inviata al Ministero).




Proposta di un ministero per le Disabilità

Anche se molti disabili hanno pubblicamente espresso le loro perplessità sul punto 16 riguardante l’istituzione di un ministero apposito per tutelare i disabili come per esempio l’articolo “Sono disabile, non nata ieri: il contratto M5s-Lega è propaganda” di Adriana Bellotti, di seguito vi riportiamo lo stralcio:

“Uno Stato civile deve proteggere, tutelare, assistere e integrare chiunque abbia una disabilità. È fondamentale consolidare e rinnovare le politiche di protezione e inclusione dedicate alle persone con disabilità e finalizzate a garantirne un concreto ed efficace sostegno durante tutte le fasi della vita.
Si prevede un generale rafforzamento dei fondi sulla disabilità e la non autosufficienza al fine di consentire alle persone con disabilità di vivere in maniera indipendente e di partecipare pienamente a tutti gli ambiti della vita, assicurando l’accesso all’ambiente fisico, ai trasporti, all’informazione e alla comunicazione, compresi i sistemi e le tecnologie di informazione e comunicazione, e ad altre attrezzature e servizi aperti o offerti al pubblico. Inoltre è necessario intervenire affinché i trattamenti assistenziali, previdenziali ed indennitari, incluse carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche, qualora attinenti a condizione di disabilità, siano esclusi “tassativamente” dal calcolo dell’ISEE o di altri indicatori reddituali, necessari per accedere ad agevolazioni o benefici.
Bisogna dare completa attuazione alla Convenzione O.N.U. sul diritto alle persone con disabilità procedendo ad una completa revisione delle leggi esistenti e garantendo che ogni scelta del legislatore si collochi sempre nell’ambito di una piena consapevolezza che “le persone con disabilità includono quanti hanno minorazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali a lungo termine che in interazione con varie barriere possono impedire la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su una base di eguaglianza con gli altri” .
Per assicurare protezione e inclusione ai soggetti con disabilità o non autosufficienti è necessario superare la frammentazione dell’intervento pubblico nazionale e locale, attraverso una governance coordinata e condivisa sugli interventi e la messa in rete degli erogatori degli interventi.
Bisogna assicurare il tempestivo aggiornamento delle agevolazioni per l’acquisto di beni e ausili per le persone con disabilità.
Deve essere garantita l’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, attraverso una “reale specializzazione” degli insegnanti per il sostegno e l’implementazione della loro presenza in aula. Si dovranno individuare percorsi di aggiornamento per i docenti curricolari e per tutte le figure presenti nella scuola.
È necessario un intervento culturale di contrasto ai pregiudizi sulle disabilità, assicurando che nel percorso didattico vi siano dei momenti di ascolto / incontro con la disabilità, anche con il coinvolgimento delle associazioni dei disabili.
Bisogna fare una ricognizione dello stato di attuazione della legge 68/99 sul collocamento al lavoro delle categorie protette, con una particolare attenzione per le disabilità gravi, assicurandone il rispetto nel pubblico e incentivando il privato e, se necessario, contemplando percorsi lavorativi specifici per disabilità fisiche o psichiche.
E’ necessario garantire l’accessibilità di luoghi, beni e servizi attraverso un effettivo abbattimento delle barriere architettoniche, contemplando anche un audit civico nella realizzazione di opere pubbliche. Occorre implementare una politica per l’abitare che favorisca l’accesso delle persone con disabilità ad abitazioni di recente concezione/costruzione. Servono politiche di housing 21 sociale che coinvolgano il privato e introducano negli oneri di urbanizzazione delle quote da riservarsi alle persone con disabilità. Bisogna favorire il cohousing e organizzare corsi di formazione specifica, tenuti da personale sanitario e tramite incontri di automutuoaiuto, per aumentare conoscenze e competenze dei caregiver.
È necessario garantire la completa accessibilità dei contenuti e documenti della PA, in ottemperanza alla Direttiva UE 2016/2102 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 ottobre 2016, relativa all’accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobili degli enti pubblici.
Inoltre, al fine di dare adeguata rappresentanza alla disabilità nell’agenda politica, ci impegniamo ad istituire un dicastero dedicato.
Si dovrà infine garantire un’adeguata rappresentanza nell’ambito della compagine governativa oltreché il Garante regionale, quale figura di riferimento al quale rivolgersi in caso di inadempienze e violazioni dei diritti delle persone con disabilità.”

Per concludere, sia nel caso questa proposta, cui costo non ci è stato dato da sapere fin’ora, venga abbandonata oppure portata avanti dal futuro governo del Presidente della Repubblica, in ogni caso, MAP, da venerdì scorso membro della Consulta dei Disabili della Regione Friuli V.G., vigilerà affinché almeno una delle proposte sopra illustrate venga concretizzata e non solo per rendere più inclusiva nella società civile la vita dei disabili (non solo quelli riconosciuti irreversibili) ma anche per la creazione di un indotto, in grado di attivare nuovi posti di lavoro mirati alla riqualificazione di luoghi pubblici in termini di universal design.

Giovanna Barbaro,
Dir. Protocollo MAP e tesoriere,
28/05/2018

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