Cambiare punto di vista per essere felici (Seconda parte)

Continuiamo il discorso sul giusto approccio per essere felici iniziato con la Prima parte e parliamo dei loop del pensiero e immagini più frequenti nella mente di una persona che deve affrontare la sua disabilità fisica.

NESSUNA SCELTA

Dire: “non ho scelta” significa focalizzarsi sul limite e non sulle possibilità. In realtà, possiamo sempre scegliere qualcosa di buono per noi stessi. Le possibilità emergono focalizzandoci sui nostri veri desideri. Sostenere la convinzione di non avere scelta significa, comunemente, che non siamo in contatto con i nostri desideri, mentre, più raramente, significa che è possibile accedere a realtà limitate. Ciò è vero, ma fino a un certo punto.

Il segreto è prendere contatto con le nostre aspirazioni, attivando una delle nostre facoltà interiori. Ad esempio, ci possiamo sintonizzare con i nostri desideri, semplicemente formulandoli. La vita è più complessa di quello che ci aspettiamo e, più di qualche volta, ci capita che desideri ritenuti impossibili, poi, si avverano. Il consiglio importante è avere molti desideri, preferibilmente poco ambiziosi, e impegnarsi a portarli a compimento. Vedremo che  le possibilità di scegliere ci sono in abbondanza.

NON POSSO FARCI NIENTE

Quando siamo arrabbiati, ci risulta più naturale scagliarci contro qualcosa o qualcuno. tendiamo dunque a scaricare la colpa della nostra incapacità o infelicità ad altri. In questo caso tipica è la seguente frase: “Vedi ? Non posso farci niente mi fa arrabbiare!”
In realtà possiamo sempre scegliere l’atteggiamento da assumere, anche in questo caso, perché siamo noi che rispondiamo alle situazioni in cui ci troviamo, la responsabilità nell’affrontare quello che ci capita è alla fine è sempre nostra, se agiamo in prima persona.

Non agire significa restare immobili. Il giusto approccio è attivarsi e imparare ad essere resilienti. Dovremmo quindi rispondere in modo attivo, ma come?  Essere attivi significa prenderci carico della situazione e non subirla passivamente. Qualsiasi essa sia. Stephen Covey  ha definito il comportamento proattivo  quello che  implica una nostra azione ragionata, ovvero la volontà di prendere il controllo per far accadere le cose piuttosto che adattarsi a una situazione o attendere che qualcosa accada.

NON LO SO !

Ma vi pare normale che alle seguenti semplici domande, la risposta sia sempre la stessa: “non lo so ?”
Cosa ti piacerebbe fare adesso?”;
“Quali sono i tuoi 
obiettivi nella tua vita sentimentale?”,
Che tipo di lavoro ti piacerebbe fare?”,
“Quali 
problemi ti stanno affliggendo ora?”,
Quali  sono i 5 desideri maggiori della tua vita?



Visto che non siamo onniscienti (caratteristica delle divinità) non ci è dato da sapere tutto, ma almeno le cose che ci riguardano intimamente dovremmo cercare di affrontarle ponendoci le domande utili a farci superare una situazione di stallo.

La risposta “Non lo so”  è anche una scusa per eludere gli impegni e le richieste che la vita ci impone. L’approccio corretto presuppone invece affrontare con strategia tutto ciò che ci capita. Quando rispondiamo: “Non lo so“ stiamo cercando di esimerci dall’impegnarci troppo in una certa faccenda perché ci costerebbe troppa fatica.  E’ dunque necessario imparare a rendersi consapevoli dell’utilità del nostro impegno: potrebbe arrecare beneficio a noi stessi e agli altri.

NON E’ COMPITO  MIO

Dire  “Non è compito mio” ci preclude  una relazione proficua con gli altri  e  ci toglie l’occasione di prenderci in carico, altruisticamente dei problemi di qualcun altro.  Spesso occuparci positivamente dei problemi degli altri ci conduce anche alla soluzione dei nostri.

NON ME L’ HA  DETTO NESSUNO

Affrontiamo in questo caso il tema della corretta comunicazione, cioè efficace. Nessuna informazione utile deve essere tralasciata e deve risultare chiara, altrimenti deve essere chiarita ponendo le opportune domande. Ad esempio, in una relazione tra persone è bene chiedere  sempre un feedback su ciò che si sta vivendo, ovvero un riscontro, altrimenti ci potremmo trovare nella situazione che apparentemente va tutto bene, ma in realtà non è così. Dovremmo abituarci a chiedere dei feedback per tutelarci da brutte sorprese.

SONO FATTO COSI’

La frase “Sono fatto così” in realtà è una grande menzogna detta prima a noi stessi e poi agli altri, analogamente a quando pensiamo “Non posso farci niente”. La realtà contraddice i fatti. Siamo adulti e dovremmo imparare a ragionare come tali e non come bambini. La vita è una grande plasmatrice di esistenze: le persone  crescono, cambiano, mutano modi di essere e pensare. In natura tutto ciò che è rigido è assimilabile a qualcosa privo di vita.  Le rigidità non sono proprio il modo migliore per affrontare la vita.

La sapienza orientale ci insegna che dobbiamo essere come canne di bambù che si piegano durante la tempesta e non rigidi come la quercia che viene sradicata. Pensare in maniera aperta e flessibile, allora, ci aiuterebbe a vivere meglio e ad accettare le sfide quotidiane.

Fabio Piccinin
14/07/2017

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Giovanna Barbaro Architetta - Università di Venezia

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