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Pubblicata la prassi UNI “PdR24:2016” per l’ “Universal Design”

Recentemente, l’UNI (Ente Nazionale di Unificazione) in sinergia con Fiaba onlus e il Consiglio Nazionale dei Geometri, ha introdotto una prassi di riferimento per la progettazione universale (universal design).
Ci sembra un’ottima notizia perché la progettazione sostenibile, oltre ad essere a basso impatto ambientale ed economica, dovrebbe anche essere socialmente inclusiva. Vediamo in sintesi quali sono i criteri fondamentali dell’approccio metodologico dell’accessibilità per tutti.

LA PROGETTAZIONE UNIVERSALE
Nel nostro Paese il termine “Universal design”, o meglio “Design for all”, si deve all’architetto e product designer Ronald L. Mace direttore del centro per il Disegno universale, e docente dello stesso, all’università del North Carolina negli USA.
Del concetto di progettazione ideale, sia di prodotti che di ambienti costruiti, sin dal 1985 fino alla sua scomparsa l’architetto statunitense ne ha fatto la ragione della sua esistenza. Egli riteneva che tutto dovesse essere concepito per essere fruibile, per quanto possibile, da tutti e indipendentemente dalla loro età, capacità nonché condizione sociale. Si deve dunque al professor Mace l’inclusione dei diritti dei diversamente abili nella progettazione affinché questa non fosse la principale causa di discriminazione mediante forme e funzionalità ostili.
I principi dell’universal design sono sette:

1. Equitable Use (uso equo)
2. Flexibility in Use (uso flessibile)
3. Simple & intuitive Use (uso semplice ed intuitivo)
4. Perceptible Information (informazione efficace o percettibile)
5. Tolerance for Error (riduzione del rischio o pericolo)
6. Low Physical Effort (riduzione dello sforzo fisico)
7. Size & Space for Approach & Use (dimensionamento degli spazi adeguato all’uso e all’utenza)

LA PRASSI UNI, SCOPO E LINEE GUIDA
In ambito nazionale la prassi UNI PdR 24 del 2016 è il principale riferimento normativo che recepisce il Regolamento UE n.1025/2012. Come si evince dall’analisi del documento si basa principalmente sull’elaborazione di importanti documenti: la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità entrata in vigore il 3 maggio 2008 e ratificata dallo Stato Italiano con Legge n°18 del 3 marzo 2009; il D.Lgs. 27 gennaio 2010, n.17 Attuazione della direttiva 2006/42/CE, relativa alle macchine e che modifica la direttiva 95/16/CE relativa agli ascensori e, infine, il D.P.R. 30 aprile 1999, n. 162 e s.m.i. Regolamento recante norme per l’attuazione della direttiva 95/16/CE sugli ascensori e di semplificazione dei procedimenti per la concessione del nulla osta per ascensori e montacarichi, nonché della relativa licenza di esercizio.
Per quanto riguarda la progettazione di spazi verdi la prassi UNI ha preso in considerazione le Linee Guida per l’accessibilità e la fruizione dei parchi nazionali da parte di un’utenza ampliata, MATT e Direzione per la Conservazione della Natura; le UNI: 11123 Guida alla progettazione dei parchi e delle aree da gioco all’aperto, EN-1176-1 Attrezzature e superfici per aree da gioco – Parte 1 ed EN-16630 Attrezzature installate in modo permanente per il fitness all’aperto – Requisiti di sicurezza e metodi di prova.

Lo scopo della prassi di riferimento è di elaborare e di testare prescrizioni tecniche durante un periodo non superiore a 5 anni, dalla loro pubblicazione, terminato il quale possono essere trasformate definitivamente in un documento normativo, oppure essere ritirate.

Ci auguriamo, pertanto, durante questa fase di sperimentazione, che chiunque ritenesse di poter fornire suggerimenti per un miglioramento della presente prassi di riferimento voglia inviare i propri contributi all’UNI e che quest’ultimo li tenga in considerazione.
Il tavolo tecnico di lavoro, coordinato da Silvia Gabrielli, ha fortemente introdotto la prassi di riferimento per la progettazione universale sia per iniziare a rivedere la regolamentazione esistente, ormai superata e inefficace, ma anche per sensibilizzare i cittadini al tema dell’accessibilità, in particolare partendo dalla revisione dei programmi formativi scolastici.

Tecnicamente quali argomenti chiave introduce la prassi UNI di riferimento pubblicata il 28 novembre del 2016? Innanzitutto, per quanto riguarda lo scopo e campo d’applicazione viene presentata come strumento applicabile a tutti i contesti del costruito, quali ad esempio gli spazi urbani (percorsi o aree pedonali, piazze, aree verdi e viabilità) edifici pubblici e scolastici, strutture per il tempo libero (sport, cultura e spettacolo, strutture recettive, edifici di culto, ecc.). Uno dei capitoli è dedicato all’approccio metodologico per il rilevamento delle barriere architettoniche, quindi delle criticità esistenti e dell’indagine preliminare, mediante sopralluogo e contestuale rilievo fotografico nonché plano-altimetrico, per la raccolta delle necessità funzionali alla fruizione del manufatto esistente. Un altro importante capitolo riguarda la proposta di soluzioni tecniche al superamento o abbattimento delle barriere architettoniche, ad esempio quelle localizzate nei servizi igienici o dovute alla presenza di dislivelli. Terminano il documento alcune illustrazioni grafiche risultanti dai censimenti di diverse tipologie di ambienti per il rilevamento degli ostacoli alla fruibilità dei disabili.

Prassi UNI PdR 24:2016

Il documento propone anche tre livelli di valutazione del grado di accessibilità: 1-accessibile, 2-inaccessibile ma adattabile e 3-inaccessibile.
Anche la nostra associazione MAP ha adottato nel suo proprio Protocollo di valutazione delle strutture e spazi pubblici tre gradi di valutazione che esprime con i colori del semaforo: 1-Rosso: inaccessibile, 2-Arancione: inaccessibile ma adeguabile e 3-Verde: accessibile senza soluzioni di continuità e segnalato in modo efficiente.

Scaricate gratuitamente il documento in pdf della Prassi UNI PdR 24:2016 dal sito dell’UNI.



Sicuramente leggere attentamente il documento è molto importante perché attualmente riscontriamo tra i progettisti una mentalità diffusa che considera l’abbattimento delle barriere architettoniche più un ostacolo da far aggirare furbamente ai propri committenti piuttosto che un’ottima occasione per esprimere il meglio della progettazione innovativa ed inclusiva. Spesso gli interventi di abbattimento, o superamento delle barriere architettoniche, realizzati a posteriori difficilmente appaiono esteticamente ben integrati nell’edificio o spazio fruibile al pubblico.
Possiamo affermare, dunque tranquillamente, che le opere inaccessibili sono il frutto di una progettazione obsoleta, discriminatoria e affatto non lungimirante: tutti gli utenti, da un giorno all’altro, possono ritrovarsi disabili e pertanto dover cambiare vita scontrandosi con i paradossi della società civilizzata: estremamente tecnologica e nel contempo fisicamente inaccessibile. In pratica, il patrimonio immobiliare pubblico nel nostro Paese risulta per la maggior parte inadeguato ai disabili motori poiché, essendo ipervincolato dalla Soprintendenza, spessissimo i progettisti si avvalgono delle deroghe all’obbligo di recepire le norme di accessibilità. Oggi possiamo ancora mettere in secondo piano il diritto alla fruibilità degli spazi pubblici rispetto alla tutela del patrimonio? In altre parole, ha ancora senso parlare di deroghe per gli edifici storici cui destinati ad ospitare servizi pubblici non erogabili a domicilio?

Per concludere, ci auguriamo che il presente articolo possa ampliare il bacino di portatori d’interesse tra la categoria dei progettisti: primi fra tutti gli architetti che dirigono le soprintendenze, apparentemente e curiosamente esclusi dal menzionato tavolo tecnico.
Infine, speriamo che tutti gli altri tecnici esclusi da questo tavolo di lavoro possano trovare il modo di contribuire al miglioramento dell’attuale e inefficace legislazione per il superamento o abbattimento delle barriere architettoniche e soprattutto si facciano portatori degli interessi dei fruitori che quotidianamente lottano per vivere una vita dignitosa tra barriere in primis culturali!

Giovanna Barbaro
15/07/2017

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