Sensibilità e Resistenze nelle relazioni interpersonali

Le persone considerate “non abili” o “diversamente abili“…insomma gli “handicappati” come dovrebbero essere correttamente approcciate? Esiste un’istruzione comportamentale dei normo dotati nei nostri confronti? Vi racconto la mia esperienza sperando possa servire non solo ai nostri associati in difficoltà ma anche, soprattutto, a coloro i quali vogliano dedicarsi al volontariato o di mestiere assistere le persone con difficoltà motorie.

Quando viaggio da sola mi capita continuamente di osservare la mancanza di esperienza da parte di volontari che aiutano un disabile. Personalmente apprezzo sempre la buona volontà e la disponibilità che mi viene donata, c’è chi si mette a disposizione con slancio, a volte è un vero regalo dell’esistenza ma altre non servirebbe, in ogni caso provo gratitudine.
Innanzitutto, prima di scendere nei dettagli della questione, ritengo utile sottolineare l’importanza di occasioni di incontro e scambio nel momento in cui una persona ci viene in aiuto,  perché accade un’ identificazione empatica: un’apertura o un rifiuto. Poi, sta a noi scegliere.

Se decidiamo di essere accoglienti allora diamo modo a questa energia di solidarietà di crescere e fiorire. La persona che in quel momento si mette a nostra disposizione, se si sentirà gratificata e utile, allora continuerà a prestarci il suo aiuto in situazioni analoghe e , possiamo augurarci, insegnerà ad altri la propria esperienza positiva.

Sarebbe utile ci fossero delle regole comportamentali, condivise, da usare in questi momenti di relazione interpersonale per migliorarla.
Per mia esperienza posso dare delle indicazioni su come aumentare la sensibilità e ridurre le resistenze delle persone coinvolte, ad esempio spiegando in quale modo svolgere le manovre utili a rendere la relazione uno scambio di umanità, quella che tanto invochiamo tutti!
Ad esempio, le persone con movimenti limitati, tendono spesso ad avere delle grandi riserve ad accettare un aiuto, si chiudono in loro stessi e appaiono scontrosi……dei veri ingrati!  Sicuramente, le motivazioni sono personali: c’è chi ha un carattere riservato, chi sta passando un momento difficile e c’è chi è fragile. Ognuno cerca di difendersi a modo suo e perciò spesso non viene capito per insensibilità, ma spesso più per semplice incompetenza nella gestione delle relazioni interpersonali in generale.

Ogni essere umano ha un lato vulnerabile, di cui vanno considerati i possibili timori e pudori, ovvero le sue emozioni ad affrontare per la prima volta ad utilizzare degli ausili per deambulare, tipo bastone o carrozzina. Cercare di capire che a molti disabili costa molto adattarsi al cambiamento permanente è già un buon inizio. Vi garantisco che è dura affrontare un trauma di questa portata senza aiuti professionali!

Quando capita di incontrare persone disabili in difficoltà, che si spostano in modo molto incerto, come ci dovremmo comportare allora?
In queste circostanze, noi disabili potremmo essere approcciati da persone con diverse sensibilità, che vanno dal preoccupato, o  imbarazzante, al “vorrei aiutare, ma non so come”….

Effettivamente, alcuni disabili appaiono così instabili da dare l’impressione di rischiare di cadere ad ogni passo, ma nonostante i timori che possono suscitare, in realtà loro sanno come muoversi correttamente, molti sono preparati.

Poi ci sono i disabili che si sforzano, con tutte le loro energie, di “sembrare” normali, quindi autonomi. Per alcune persone, lo stato di disabilità diventa causa di isolamento. Questo può accadere per tanti motivi, a volte la vera spiegazione è la vergogna di non poter essere autonomi come prima o il disagio di non poter accedere ai vari locali dove incontrare amici……..Tante volte rinunciamo alla compagnia per non condizionare gli altri sulla scelta di un luogo accessibile….per non disturbare e chiedere continuamente aiuto, per andare in bagno, per superare un ostacolo, per poter prendere da bere, per caricare la carrozzina in auto (grande impresa fisica)…ecc.

Molte persone con limitazioni motorie si sentono fuori luogo e facilmente accade che si vergognino della loro “inadeguatezza“; è il caso del sistema dei servizi pubblici, ottusamente, pensati solo a beneficio dei normodotati, anche se, a volte, si nota un tentativo, molto scarso, di rispetto della normativa riguardante l’accessibilità universale.

Si tratta quindi di alcune barriere culturali: la carenza del criterio di progettazione inclusivadell’educazione civica, la cui prima regola dovrebbe essere: rispettare il disabile, per quanto possa destare preoccupazione.

Pertanto, noi disabili, quando desideriamo pianificare le nostre vacanze ci troviamo in enormi difficoltà. Ad esempio nella scelta, adeguata alle nostre necessità, di strutture ricettive come hotel e quindi dei luoghi di villeggiatura. Purtroppo le offerte sono limitate e il rispetto delle normative è scarso, specialmente nei luoghi pubblici del vivere quotidiano. Su questo fronte ci sarebbe molto da dire, in futuro apriremo un capitolo.

Alcune strutture ricettive hanno parcheggi riservati a norma, altre hanno qualche rampa, ma la fruibilità non è ben comunicata e non è priva di discontinuità…spesso si trovano luoghi adeguati, ma per raggiungerli bisognerebbe mettere le ali alle carrozzine. Oggi questo è inaccettabile perché le tecnologie ci sono e anche i soldi! A quanto pare, manca la sensibilità da parte dei normodotati che gestiscono e progettano gli spazi e gli ambienti pubblici.

Mi auguro con tutto il cuore che vengano almeno applicate e fatte osservare le normative per rendere realmente accessibili le strutture pubbliche per una società più inclusiva. Ricordiamo che tutti sono potenzialmente disabili e che per cambiare le cose ci vuole tempo, quindi non sprechiamolo e usiamolo con lungimiranza!

 Katia Casasola
17/07/2017

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Giovanna Barbaro Architetta - Università di Venezia

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