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La storica intervista a Elein Ostroff sull’Universal Design

Per gli appassionati di progettazione universale (Universal Design) l’Intervista di Jorge Falcato Simoes a Eleine Ostroff, Direttrice dell’Adaptive Environments Center, Boston, USA, pubblicata nell’annuario 2001 del Centro Portoghese del Design, è un’autentica chicca, un documento raro quanto importante. Vi riportiamo la versione tradotta ed adattata dal portoghese a cura del nostro associato, l’ing. Mario Alejandro Rosato di Sustainable Technologies, prezioso poliglotta e problem solver.




Che cosa significa Universal Design (UD)?

Non é una tendenza di moda, ma un approccio al design che assume la diversità umana come qualcosa di normale e non di eccezionale. Tutti noi, ad un certo punto, sentiamo un difetto nel nostro rapporto con l’ambiente che ci circonda. Le condizioni ambientali e lo stress possono causare problemi nell’utilizzo di prodotti o di edifici. In tutto il mondo le persone vivono più a lungo, la popolazione anziana duplicherà nei prossimi 20 anni, e un bebè nato oggi ha circa il 50% di probabilità di vivere fino ai 100 anni.

La mia definizione é questa: un approccio progettuale che onora la diversità umana. Conferisce a tutti – dall’infanzia fino alla vecchiaia – il diritto ad utilizzare tutti gli spazi, prodotti e informazione in modo indipendente, inclusivo ed egualitario. É un processo che invita i designer ad esplorare al massimo i codici dell’accessibilità, in modo da creare un design di eccellenza per le persone.

É importante distinguere le necessità nella progettazione, ovvero i margini di miglioramento del design originale dall’approccio del Universal Design. Se consideriamo l’accessibilità come una caratteristica pensata per qualche bisognoso o disabile, allora siamo lontani dall’Universal Desìgn. La qualità che meglio distingue quest’ultimo è concepire gli elementi per l’integrazione visiva e funzionale, la quale leva ogni stigma associata al loro uso. In altri termini è il tipo di uso che realizza l’inclusione sociale poiché è consentito alla maggiore quantità di utilizzatori caratterizzati da necessità diverse.

Dove e come nacque l’UD?

L’architetto statunitense Ron Mace fu il primo ad utilizzare il termine Universal Design (fatto documentato in una intervista che concesse nel 1985). Precedentemente, altre persone praticarono il concetto, ma Mace è chiaramente dell’architetto Mace la definizione ufficiale e l’applicazione, divenuta ormai patrimonio pubblico. Universal Design: “é un approccio al design di prodotti e tipologie costruttive che facilita la loro massima fruizione da parte del maggiore numero possibile di utenti”. Mace morì nel giugno del 1998 lasciando una grande eredità: la fonte d’ispirazione di progettisti di tutto il mondo.

Chi beneficia dell’implementazione dell’UD?

Tutte le persone si beneficiano di prodotti e ambienti pensati secondo i criteri della progettazione universale, non solo i disabili. Per alcuni, un ambiente utilizzabile in modo confortevole costituisce un lusso. Per altri, invece, è una questione di essere, o no, capace di vivere in società. Pertanto, è un’intera comunità che si beneficia del concetto di Universal Design.

Quali sono i benefici reali dell’UD?

Il maggiore beneficio dell’applicazione del criterio progettuale è arrivare ad avere comunità ben concepite, confortevoli. La mancata applicazione di un approccio di design universale comporta conseguenze negative per i designer. Il mondo è in continuo mutamento ed esiste una crescente aspettativa nei confronti del design, non solo a livello della soddisfazione delle necessità funzionali ma anche estetiche, di bellezza. I clienti cominciano a percepire questo approccio utile a ridurre i costi a lungo termine. I designer eccellenti sono coloro i quali risolvono i problemi e possono convertire ciò in una realtà.

É possibile concepire ambienti e prodotti ergonomici soddisfacenti o il’UD è una utopia?

Il Design Universale è un processo fondato sulla volontà di soddisfare il maggiore numero possibile di persone. Con tale approccio, il designer può venire incontro alle necessità di un ampio pubblico, sia in termini di necessità fisiche che intellettuali diverse. La pratica produce migliori risultati. L’innovazione tecnologica permette di espandere le capacità, pertanto è irrealistico sostenere la scomparsa della necessità di un design specifico. Nel frattempo, questo è una piccola parte della risoluzione dei problemi. Sì, l’idea è utopica nel suo proposito, ma è anche realistica nella sua pratica. Oggi si possono fare cose che 10 anni fa erano impensabili, grazie al progresso della tecnologia.

Design Universale, Design Inclusivo, Design per tutti. Quali differenze nell’ accezione?

Esistono differenze culturali fra questi termini: il Design Universale ha una forte base democratica che enfatizza l’uguaglianza fra le persone e punta a concepire un design che la promuova; il Design Inclusivo è più descrittivo – espone i risultati e, infine, il Design per Tutti (Design for All) è un termine molto popolare in Europa e possibilmente non ha la forte componente di giustizia sociale che si attribuisce come parte del concetto di Design Universale. Esistono intanto altri punti di vista su questo argomento. L’olandese Maarlen Wijk afferma che tutte queste parole servono a distanziare i designer dalle necessità delle diverse persone.

Qual è il rapporto fra Design Universale e Design Sostenibile? E’ corretto ritenere il primo come una parte del concetto del secondo?

Si tratta di concetti con un forte legame. Esistono diversi punti di vista: l’irlandese C.J. Walsh considera che la questione principale è lo sviluppo sociale sostenibile, il quale include come sotto insieme il Design Universale. La statunitense Leslìe Weisman afferma, invece, che il Design Universale è un concetto integratore e sostiene che non esiste una separazione fra la salute umana, la salute ambientale e la giustizia sociale, pilastri dello sviluppo sostenibile.

Quali prodotti o ambienti rappresentano meglio i precetti dell’UD?

La OXO International produce il Good Grips, il più famoso prodotto di Design Universale. Recentemente insignito dalla Industrial Design Society of America come uno dei prodotti del decennio, il Good Grips ha una storia di successo. La forma come Sam e Betsy Farber fondarono la OXO per sviluppare utensili da cucina ispirati all’artrite di Betsy, è quasi una leggenda nel mondo del Design Universale. La ditta newyorkese Smart Design creò il prodotto in collaborazione con la consulente Patricia Moore. Davin Stowell, della Smart Design, riferisce che il Good Grips illustra un concetto che combina bellezza con funzionalità.

La Tupperware é un’altra linea di contenitori per alimenti, oggi, con una storia di successo. É un esempio emblematico di una linea che era sull’orlo di perdere mercato per causa di un design superato. Nel 1990, Norman Cousins venne ingaggiato per rendere più attraenti i prodotti. La sua idea creativa trae Ispirazione dalla difficoltà di sua madre nell’aprire il coperchio a tenuta caratteristico dei prodotti Tupperware. Così, Cousins introdusse alcune modifiche cruciali nel design. Il coperchio venne ridisegnato in modo da avere una linguetta di apertura facile e le forme e colori vennero drasticamente cambiati. I risultati furono immediati: non solo un importante aumento della facilità di utilizzo dell’oggetto, ma anche un successo in termini di estetica e quindi di commercializzazione. Questa nuova linea di prodotti passò a integrare la collezione del  MOMA (Museum of Modern Art) di New York.

I sanitari urbani di JC Decaux sono un altro esempio di prodotti dedicati a tutte le persone. Tutti noi gradiamo di trovare un sanitario pubblico pulito. Quello di JC Decaux può essere utilizzato da famiglie con bambini così come da anziani e persone in carrozzina.

Il Flood Park in California è utilizzato da tutta la famiglia. L’inclusione sociale è uno dei più importanti obiettivi del design universale e in questo spazio i bambini giocando insieme dimostrano che ciò è possibile.

Altri esempi: La segnaletica dell’edificio Lighthouse, a New York; i banchi da giardino della RestSeat e l’interruttore di Leviton.

In termini di gestione del design, quali sono le differenze fra creare in modo tradizionale e  secondo l’UD?

La maggiore differenza é l’approccio progettuale. La ormai superata metodologia tradizionale assume l’utente come un individuo giovane e forte (generalmente di sesso maschile) e che le persone con necessità e capacità diverse siano una piccola e insignificante minoranza. Il nuovo approccio universale parte dal principio che gli utenti di prodotti, edifici o ambienti, sono diversi, gli uni dagli altri, e che le loro diverse necessità specifiche devono essere  considerate sin dall’inizio della fase progettuale. Un’altra differenza riguarda la partecipazione dell’utente. Utenti/specialisti è il termine che utilizziamo per descrivere le persone che possono partecipare in tutto il processo di design e produzione, fornendo informazioni che assicurino la funzionalità del design. Tale metodologia differisce dalla ricerca ergonomica, molta della quale si basa su popolazioni militari, e quindi è inapplicabile alla popolazione in genere. Un’altra differenza potrebbe essere la relazione preliminare fra design e marketing (inteso come strategia) per identificare nuove necessità di sviluppo di prodotti.

 

Redazione MAP
23/10/2017

 

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