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Autoveicoli per disabili, l’odissea dell’omologazione

Gli autoveicoli speciali adattati ai disabili motori

Moltissimi di noi disabili sanno benissimo che l’automobile rientra nella categoria degli ausili; viene inclusa in questo settore poiché ci aiuta a vivere in modo autonomo. A volte, ci troviamo costretti all’acquisto di un veicolo solo perché la zona dove viviamo non è fornita di un servizio di trasporto adeguato. In pratica, un disabile che vuole una certa libertà di movimento si deve attrezzare autonomamente.
Esistono, per fortuna, agevolazioni sull’acquisto del mezzo e sull’installazione degli adeguamenti al sistema di guida, che ci consentono di avere una riduzione dell’aliquota IVA e la possibilità di detrarre parte della spesa sostenuta dai redditi ai fini del conseguimento di una riduzione dalle tasse.

Vi racconto la mia odissea, non ancora terminata: mi trovo a muovermi faticosamente in un labirinto burocratico per adeguare la guida della mia automobile e degli optional per l’accessibilità al sedile. Avrei la vitale necessità d’installare dei meccanismi validissimi ma, purtroppo, per il momento non sono commerciabili in Italia.
Da noi, come anche nelle altre nazioni civilizzate, non è possibile eseguire liberamente qualsiasi modifica sulla propria automobile, bisogna rispettare la legislazione in materia di omologazione affinché il mezzo possa venire immatricolato. Questi regolamenti, di buon senso, servono a evitare che vengano fatte modifiche illegali, quindi risultare pericolose; di contro, essi limitano anche l’installazione di componenti che invece potrebbero agevolare i nostri movimenti ridotti.
Esistono degli ausili molto validi che non sono contemplati negli elenchi della Motorizzazione civile italiana e quindi non possono essere installati…a meno che…la modifica da apportare possa venire eseguita e immatricolata in un altro dei paesi appartenenti all’Unione europea. Mi è stato spiegato, da un tecnico del settore, che se un mezzo viene omologato e regolarmente immatricolato in Germania, allora automaticamente diventa regolare anche in Italia, ovviamente tutto questo iter ha dei costi non indifferenti. A questo punto ci dobbiamo fare tante domande, soprattutto, sulla modalità di valutazione degli ausili esistenti e sulla necessità di aggiornarli alle offerte sul mercato.
Mi piacerebbe trovare una risposta a questa domanda: per quale ragione in Italia non ci è concesso l’utilizzo di determinati strumenti?

Personalmente, ogni volta che non posso ottenere dei vantaggi per vivere in modo dignitoso la mia disabilità, come sancito dalla Convenzione ONU, considero questa burocrazia come una vera e propria imposizione di restrizione alla mia volontà e diritto di muovermi il più liberamente possibile.  Questa è una condizione iniqua difficile da accettare, sapendo che gli strumenti tecnici ed economici esistono, in altri paesi dell’Unione, mentre per averli nel mio paese devo pagare io l’omologazione che non è alla mia portata.
Pertanto risulta che, può accedere a dispositivi vitali solo chi dispone di molte risorse economiche, ma il benessere non può essere solo appannaggio dei più abbienti. In realtà, non stiamo parlando di lussi effimeri, ma di ausili vitali che possono aumentare le azioni di una persona. Impedendo l’applicazione di quest’ultimi viene anche negato il diritto sacrosanto di muoversi in modo autonomo. Fino a qui abbiamo parlato di automobili, ma lo stesso principio si estende ad ogni genere di strumento destinato ad agevolare la vita quotidiana dei disabili.




Il nomenclatore degli ausili per disabili

Il tema degli ausili è sempre più spinoso, a partire dal nomenclatore nazionale. In questo elenco sono citati tutti i mezzi che possono aiutare un disabile nelle azioni quotidiane e che vengono forniti, a titolo gratuito, dal sistema sanitario nazionale. L’ACI ha pubblicato un elenco in cui troviamo anche i codici di omologazione dei veicoli per disabili che recentemente è stato aggiornato per cui può essere utile tenerlo in considerazione per il rinnovo delle richieste. Le soluzioni che ritroviamo nel nomenclatore, a volte sono datate e poco funzionali, probabilmente per questioni economiche non vengono integrate con articoli moderni. Anche in questo caso la soluzione è integrare la spesa di tasca propria, cioè coprire la differenza del costo per poter accedere a un prodotto migliore.

Purtroppo, non sempre le soluzioni migliori vengono prescritte, anche se sarebbero indispensabili, poiché vengono considerate spesso come optional di lusso. Ne fanno parte certe carrozzine elettriche, o dei montascale particolari, sono strumenti moderni e costosi.

In aggiunta, capita di ascoltare frasi del tipo: “Anche se non può scendere le scale, comunque può vivere, non è di vitale necessità poter uscire di casa, qualcuno gli può portare quello che gli serve. Ciò significa vivere costantemente alle dipendenze di qualcuno, che se non è un famigliare compassionevole, deve essere un assistente a pagamento.

Purtroppo esiste una forma pensiero diffusa che nega il diritto alle necessità reali dei disabili, nonostante il diritto ad una vita dignitosa e il più possibile indipendente sia sancito dalla Convenzione dell’ONU. Perciò, continua di fatto a mancare la volontà di trovare soluzioni che permettano a tutti di godere della libertà di scelta e movimento.

I disagi non sono solo quelli di ordine fisico, esistono condizioni di sofferenza psichica create dalla condizione forzata all’isolamento dal resto della società e, soprattutto, manca una cultura del rispetto e considerazione per noi disabili, che troppo spesso veniamo considerati come soggetti passivi.

La nostra associazione MAP si sta impegnando a sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo alle problematiche dei disabili motori e per tutti coloro che desiderano vivere il più possibile in modo indipendente. Pensiamo sia utile considerare che tutti siamo vulnerabili, che invecchieremo e che un giorno potremmo dover dipendere da altre persone.

La misura della nostra indipendenza potrebbe essere migliorata anche dalle azioni che ci impegniamo a fare oggi, pensando al nostro futuro. Sembra che esista una sorta di staticità nell’amministrazione della cosa pubblica, forse per timore di toccare con mano la realtà della sofferenza. Ma negare oggi l’esistenza di un problema, significa doverlo comunque affrontare domani,  con minori margini di risorse, sia in termini di energie che di tempo, quindi il problema ci potrà sembrare addirittura più grande.

Per queste ragioni, invito tutti a collaborare con le varie organizazioni che operano nel settore, partecipando direttamente si ridimensionano le paure e quindi l’ansia.

Aiutando ora altre persone, aiutiamo indirettamente anche noi stessi. Riflettiamo!

Katia Casasola,
7/11/2017

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