MAP

Focus città accessibili in Friuli V.G., Sacile di Pordenone

La nostra associazione MAP, con il presente articolo, vuole inaugurare una serie dedicata all’accessibilità/fruibilità delle più belle cittadine del Friuli Venezia Giulia per evidenziare ciò che è stato fatto dalle amministrazioni locali e che cosa mancherebbe per renderle più fruibili alle fasce considerate deboli della popolazione (circa il 25% della popolazione), le utenze individuate nelle linee guida della progettazione universale o Design for all. Si tratta di una seria preoccupazione se teniamo conto che la popolazione italiana invecchia e le risorse assistenziali si riducono in quantità e qualità.

Ricordiamo, in ogni occasione, che la Legge 41/1986 introduceva l’obbligo per i Comuni di dotarsi di almeno un PEBA e ne prevedeva anche le modalità di finanziamento.
Oggi dunque tutti gli 8.000 Comuni italiani dovrebbero aver adottato questo strumento urbanistico di pianificazione e di monitoraggio dell’accessibilità dei luoghi a fruizione pubblica, sia chiusi che all’aperto.
Tuttavia, molti sono ancora gli spazi urbani che disattendono la legge in varie misure sull’accessibilità dell’utenza svantaggiata nella mobilità (bambini, anziani, disabili, mamme con passeggini ecc.).

Nel caso di Sacile, una pittoresca cittadina lambita dal fiume Livenza, alcuni tratti urbani sono oggi accessibili, ma spesso con soluzioni di continuità costringendo i disabili a interrompersi e a dover richiedere assistenza, o a dipendere da qualche accompagnatore, per superare le barriere che separano tratti della cittadina in maniera disordinata per vari motivi (usura, deterioramento, disattenzione e mala esecuzione delle opere).

Molti si chiederanno -come noi di MAP- il perché sembra che siamo all’anno zero in tema di turismo accessibile nella gran parte delle città, gioielli che potrebbero vivere di gente di passaggio. La normativa è spesso interpretata in maniera burocratica, in alcuni Comuni l’asseverazione del progettista è l’unica garanzia in merito alla correttezza dei lavori eseguiti, ed i controlli degli Uffici Tecnici Comunali non sono molto accurati, o per tante ragioni si basano sull’istituto del “silenzio assenso”: basti guardare a come sono eseguite alcune opere pubbliche.

Riportiamo una mappatura fatta nel 2005 da un’associazione locale (Sacile Partecipata). Prendendo come riferimento l’area centrale della cittadina, la Piazza del Popolo, osserviamo quattro diverse direttrici comprese tra: l’asse ferroviario, che collega le province di Venezia e di Udine a sud e la strada Statale n° 13 a nord. Lo scopo del lavoro era un encomiabile tentativo di segnalare una viabilità pedonale sicura da e verso alcune frazioni ad ovest di Sacile (verso Cornadella), a sud verso S. Odorico e Topaligo, a nord verso Ronche S. Michele Villorba, e a est verso S. Giovanni del Tempio. All’epoca, rimanevano escluse dalla presente mappatura le altre frazioni (S. Giovanni di Livenza, Schiavoi, Vistorta). La legenda allegata distingue i percorsi in base alla localizzazione con diversi colori: rosso, verde, giallo, blu.

La premessa a tale lavoro è purtroppo, dopo 13 anni, ancora tremendamente attuale:

“La pur vasta normativa (legge n.41/86; legge n.13 gennaio 89; DM Lavori Pubbl. giugno 89 n.236 e la circolare dello stesso Ministero del 22/06/89 n.1669/U.L.; legge febbraio 92 n.104; DPR luglio 96 n. 503 ecc.) viene in molti casi disattesa. Se da un lato si rende accessibile l’edificio, dall’altro la rete pubblica con le sue strutture edificate assomiglia più ad un “percorso di guerra” che ad un vivibile ed accessibile luogo urbano!”




La nostra associazione si sta attivando, con varie iniziative e progetti, per contribuire alla riduzione del gap, quel misterioso buco nero, esistente tra la teoria basata su una legislazione corposa (anche se perfettibile) e la disapplicazione della stessa (fondamentalmente per mancanza di sensibilità verso un problema sociale trasversale).

Recentemente, la nostra associazione ha presentato un progetto per la mappatura, attraverso i suoi aderenti (previamente formati) di luoghi e spazi aperti al pubblico: quali farmacie, ambulatori medici di ogni specialità (specie dentistici), ambulatori (fisioterapisti, osteopati ecc.) o studi di liberi professionisti, impianti sportivi, strutture di spettacolo, banche, alberghi, ristorazioni, attività commerciali varie ed eventi ludici all’aperto. Lo scopo è di fornire all’utenza svantaggiata nella mobilità  informazioni di qualità è aggiornate.

Infine, ricordiamo che senza un piano organizzato ed organico di amministrazione del patrimonio comune, gli interventi per l’accessibilità negli edifici pubblici e privati rischiano, infatti, di essere vanificati se l’adeguamento non procede parallelamente anche negli spazi urbani all’aperto.

Giovanna Barbaro,
Dir. del CTS e tesoriera MAP
01/03/2018

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