La libertà di essere…


Esistono molte tecniche di crescita individuale, di conquista dell’autostima e, se ci facciamo caso, iniziano tutte con l’elaborazione delle memorie scabrose della propria infanzia per poi giungere alla guarigione delle ferite subite nel proprio subconscio. Lo scopo di ogni percorso, alla ricerca di se stessi, è quello di ritrovare la gioia di vivere e la speranza di conquistare la propria libertà di espressione, insomma la libertà di essere se stessi. Rivivere le tappe della propria infanzia e imparare ad osservare il mondo che ci circonda con gli occhi di quando eravamo bambini, ci permette di rivalutare le priorità del momento presente.

L’essere diventati adulti, per tanti di noi, è sinonimo di serietà e l’utilizzo del tempo deve servire a produrre qualcosa di concreto, non deve venire sprecato in cose futili. Osservandoci, dall’esterno, potremmo sembrare delle macchine programmate, praticamente siamo tutti educati a percorrere la medesima strada: studiare, lavorare, sposarci, procurarci una casa, fare figli, fare soldi ecc.  In tutto questo nostro impegno per produrre risultati, viene trascurato l’aspetto della felicità dell’individuo stesso. La felicità, la creatività, la bellezza interiore e la sensibilità diventano dei lussi che pochi possono permettersi. Di fatto ci sforziamo tutti per raggiungere le mete che renderanno fieri di noi i nostri genitori o i nostri cari in genere.
Ed è così che dedichiamo la nostra vita ad accontentare qualcun’altro, probabilmente inconsapevolmente. Conoscete anche voi quel senso del dovere che vi accompagna costantemente, quella sensazione di non essere mai abbastanza bravi o la vergogna dei propri fallimenti? Avete presente quella necessità di dimostrare le proprie capacità e cercare il riconoscimento dagli altri? Sembrerebbe che tutti questi atteggiamenti abbiano inizio nell’età dell’infanzia, come conseguenza della ricerca di approvazione da parte dei nostri genitori.


Ogni bambino è disposto a “morire” pur di non perdere i propri genitori, il sentimento di amore che prova è totale e incondizionato durante i primi anni della sua vita, poiché li considera tutto il suo mondo. Spesso accade che molti genitori si impegnano a fornire più benessere materiale che sentimentale ai propri figli e così il legame parentale s’indebolisce. Nella realtà nessun bene materiale può compensare una carenza affettiva derivata dalla privazione di una relazione emotiva. Ad una relazione basata sulla tenerezza manifestata con il contatto fisico e l’amorevolezza, durante i primi anni di vita del bimbo, si sostituisce, negli anni successivi, una relazione basata sul distacco manifestata attraverso continui rimproveri e giudizi. I genitori, istintivamente, sono convinti di fare il loro meglio, per educare correttamente, per cui non si pongono il problema di come venga percepito il loro comportamento dal proprio figlio, il quale spesso tende a sentirsi inadeguato e rifiutato. Tuttavia, questo modo di agire non fa di loro dei cattivi genitori, poiché rappresenta la volontà di ricalcare un modello di “educatore” ideale. In realtà, si genera una situazione molto complessa: i genitori sono vittime di un’illusione di perfezione e ogni loro sforzo per corrispondere a questo ideale li allontana dal loro bambino; quest’ultimo, a sua volta si sente responsabile e colpevole del loro disappunto quando non è in grado di soddisfare le loro aspettative. Quel bambino ferito crescerà dedicando la propria vita a ricalcare il modello di figlio ideale disegnato dai suoi genitori per risaldare quel legame rotto. Questa è una dinamica che si tramanda dai genitori ai figli, una catena continua fino a quando un anello non decide di sciogliersi.




Personalmente ho partecipato a molti corsi di crescita individuale, tra i tanti anche alcuni sul tema della guarigione del bambino interiore, nella veste di bambina ferita. Ho trovato molto utile lavorare in gruppo con altre persone condividendo le proprie sensazioni e i dolori che si sono manifestati. Durante queste esperienze di regressione consapevole, ho avuto la grande fortuna e privilegio di osservare come tutti noi adulti continuiamo a portare dentro di noi le ferite avvenute nell’infanzia. Queste occasioni di apertura e ascolto di se stessi, danno modo di poter considerare le relazioni con i propri cari sotto una luce diversa. L’aspetto più toccante di questi momenti è stato vedere tra i partecipanti alcuni genitori, che si sono resi conto di aver ricreato con i loro figli quella stessa dinamica di allontanamento e il loro cuore si è sciolto in una comprensione profonda. Dopo quell’esperienza, hanno raccontato di aver modificato il loro modo di relazionarsi con i propri figli e il rapporto fra di loro è migliorato da subito.
La guarigione delle ferite profonde non accade in un attimo, o meglio…se il nostro cuore è pronto al perdono e siamo emotivamente maturi per accogliere e consolare il nostro bambino interiore, la magia può avverarsi in un tempo breve. La sensazione di leggerezza e libertà che ne segue è impagabile.
Ho voluto raccontare questa parte della mia avventura -per alcuni forse sembra poca cosa- ma per me è stata una tappa fondamentale. Scoprire la mia fragilità di bambina, tradita e sminuita, mi ha “ammorbidito” il cuore. Ho realizzato in quel momento la fonte della mia rabbia costante, del senso di inadeguatezza che mi accompagnava, del giudizio distruttivo che mi rivolgevo e dell’insoddisfazione verso me stessa e il mondo. A distanza di tempo, ricordando la mia vita fino a quel momento a partire da piccolissima, credo di aver vissuto per circa trentacinque anni  in uno stato di semi depressione o qualcosa di simile, ma credevo che quella fosse la normalità. Ciò accade perché la depressione era e continua spesso ad essere un tabù. Grazie ai cambiamenti positivi che ho messo in atto ho elaborato una nuova visione della mia realtà e, con il supporto fondamentale di amici speciali, ho trovato in me stessa le energie per superare il trauma della diagnosi pesante: sclerosi multipla.  Per questo continuo a sostenere con convinzione che ogni nostro desiderio di cambiamento va assecondato e che possiamo in ogni momento migliorare la nostra esistenza cambiando la nostra visione.

Katia Casasola,
Presidente  MAP,
23/05/2018

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Giovanna Barbaro Architetta - Università di Venezia

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