Resilienza: il caso di Helen Keller


“Il tuo successo e la felicità giacciono dentro di te.
Le condizioni esterne sono  gli incidenti della vita,
i suoi ornamenti esterni”
(Helen Keller)

Come responsabile dell’area crescita personale della nostra associazione MAP mi impegno a sensibilizzare riguardo l’importanza di sviluppare la capacità di essere resilienti per gestire momenti difficili come una diagnosi o una disabilità. Ora vediamo come esempio virtuoso, il caso di Helen Keller una scrittrice e attivista per i diritti civili statunitense, vissuta nella prima metà dello scorso secolo.
Helen Keller è nata nel 1880 negli Stati Uniti e da molto piccola, a causa di una probabile meningite, perse l’uso della vista, dell’udito e parzialmente della parola. Inizialmente, venne abbandonata a sé stessa, ma poi nella sua vita entrò una educatrice di nome Anne Sullivan che poco a poco le insegnò a collegare le parole scritte sul palmo della mano agli oggetti reali. Da lì si aprì una nuova vita per Helen: lo sviluppo delle relazioni con gli altri, il mondo esterno insomma le apparve diverso.
Iniziò così a frequentare dei college per persone non vedenti dove incontrò Mark Twain, colui che la incoraggiò a scrivere, a creare opere letterarie e a pubblicare il suo primo libro nel 1903 (The story of my life). Durante la sua vita ne pubblicherà altri dieci.





Nel frattempo Helen imparò anche altre tecniche di comunicazione: il braille, la lettura labiale delle parole e il linguaggio dei segni delle persone mute. Nel 1904 conseguì la laurea, iniziò l’attivismo politico che la portò ad aumentare la sua fama e a girare il mondo.
La biografia di questa scrittrice determinata è utile per capire lo sviluppo della resilienza per vivere una vita normale superando  mentalmente, con la sua forza di volontà e la voglia di realizzarsi, le sue disabilità, insomma i suoi limiti. Nel suo caso, il fattore più importante è stato l’ambiente in cui si è trovata a vivere. Per fortuna o per scelta il contesto in cui visse contribuì in modo considerevole al superamento della sua disabilità.

Infine, il messaggio che la nostra associazione desidera infondere ai disabili è: considerare di frequentare un ambiente sociale adatto per il proprio sviluppo, di non arrendersi alla paura di affrontare la vita, ma di trovare il coraggio di esporsi in prima persona, essere insomma gli eroi di noi stesi. Se l’ ambiente non c’è allora possiamo cercarlo o in ultima istanza crearlo noi stessi.

Fabio Piccinin,
Vicepresidente MAP,
24/05/2018

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Giovanna Barbaro Architetta - Università di Venezia

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