Violenza sulle donne, perché festeggiare?

In occasione della Festa contro la violenza sulle donne, lo scorso 25 novembre, si è acceso il pianeta “Donna”, tutti prendono atto del fatto che le donne sono degli esseri importanti e vanno giustamente difese e rispettate.
Le donne esprimono la loro consapevolezza di essere le genitrici di ogni essere vivente di questo Pianeta, di conseguenza rivendicano il riconoscimento per il grande privilegio di essere madri e chiedono di essere trattate con cura e amore.

Emerge fortissima la voce a favore delle donne maltrattate ed uccise, l’invito a denunciare tutti gli atti di violenza che subiscono, sembra quasi che tutte possano sperare in una giustizia che le difenda e tuteli. Nella realtà non succede proprio così, in quanto le donne violentate devono subire anche i giudizi per come hanno agito, creando i presupposti per cui si sono trovate in situazioni di pericolo, vestendosi in modo provocante o scegliendo di frequentare uomini perversi. Insomma è sempre evidente che “se la sono cercata”, questo è il giudizio finale, da parte di donne e uomini.

Crediamo di vivere in un Paese civile ed evoluto, ma queste considerazioni ci dimostrano il contrario, perché la donna seria non è bene che si rechi da sola nei bar o in discoteca. Se proprio desidera uscire allora è meglio che non si allontani di casa senza essere accompagnata da qualcuno che la possa difendere; dovrebbe anche evitare di bere con gli amici. Insomma, non è opportuno che si vesta in modo appariscente.
La donna adulta e responsabile dovrebbe essere consapevole dei rischi che corre quando desidera vivere liberamente, di conseguenza un suo comportamento sventato giustifica chi le infligge violenza. In poche parole, il messaggio che si percepisce è chiaro: per il loro bene le donne dovrebbero stare a casa, a disposizione del marito e figli, fare vita morigerata e non “cercare rogne”, ricalcando lo stesso stile di vita delle donne del 1800. In una società ottusa, vale ben poco la volontà delle donne di esprimere tutta la loro gioia e creatività. Parlare di autostima e auto affermazione suona stonato e ridicolo, proprio come ai tempi delle nostre bisnonne.

Eppure le donne possono fare davvero tanto, dal momento che sono loro stesse educatrici ed esempi per i propri figli. I due genitori, ma soprattutto le madri nei primi anni di vita dei bimbi, hanno l’opportunità di trasmettere ai figli i valori di rispetto verso il prossimo e la sensibilità che conduce a sviluppare il buon senso. I bambini imitano gli adulti, formandosi negli atteggiamenti che adotteranno da grandi. Viste dunque le situazioni spiacevoli di ogni giorno, è evidente che siamo ben lontani da una visione di società inclusiva. Manca di base l’educazione all’accoglienza e a considerarci tutti alla pari, permettendo ad ognuno di noi di sentirci attivi e utili nella comunità in cui viviamo. Per questi motivi è urgente che le donne trasmettano tutto il meglio che hanno da esprimere, iniziando dal riconoscersi tutti i pregi e capacità. Ogni donna ha in se stessa il potere di abbellire e addolcire il suo mondo, è arrivato il momento di creare qualcosa di ancora più grande, non solo bambini con QI alto, ma Come presidente di un’associazione cui missione è di sensibilizzare all’inclusione sociale dei più “vulnerabili” invito tutte le mamme ed educatrici ad impegnarsi per arginare la violenza, insegnando la cultura della non violenza, la parità dei diritti, il valore dell’inclusione ed accoglienza nei confronti di tutti. Se non c’è rispetto verso le donne, immaginiamo verso i disabili. Una persona sensibile e rispettosa, amorevole ed equilibrata, non userà mai la violenza, nei confronti di nessuno.

Katia Casasola,
Presidente MAP;
26/11/2018

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Giovanna Barbaro Architetta - Università di Venezia

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