Disabilità: diritti negati e regresso sociale

Negli ultimi anni, da quando siamo entrati nello spazio economico dell’Euro, vediamo spesso calpestare molti dei diritti conquistati dalla nostra società nel corso di lotte popolari.

Quando si parla di diritti negati si pensa principalmente alle donne maltrattate, ai bambini trascurati e alle famiglie senza dimora, ma esistono tante altre categorie di persone che vengono dimenticate dalle amministrazioni e tanti individui si sentono abbandonati a se stessi. Insomma, pare che ci siano vuoti normativi che creano situazioni di iniquità tra cittadini e la legge spesso non rende giustizia alle vittime, specie di discriminazione e altri reati.
Alla nostra associazione MAP sta particolarmente a cuore il tema dei diritti e quindi è attenta a raccogliere segnalazioni di denuncia di reati contro le persone fragili, in particolare i disabili.

Nonostante esistano leggi per garantire l’uguaglianza di trattamento a tutti i cittadini, molte non vengono applicate,  perché spesso le vittime le disconoscono e quindi perdono l’occasione di ricorrere all’assistenza legale. Oppure, ritengono che il danno sia inferiore rispetto agli onorari dell’avvocato, sommati alle spese processuali e al rischio di perdere a causa. La triste realtà è che per tali ragioni le persone fragili, sentendosi escluse dalla società e disattesi i loro bisogni, sprofondano nello sconforto, nella depressione e rinunciano a difendersi. Negare questa realtà, sarebbe irresponsabile, specialmente per gli amministratori pubblici che hanno potere decisionale in termini legislativi e finanziari.

La dichiarazione universale dei diritti umani, all’articolo 25 sancisce che: 

“Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione al vestiario, all’abitazione, alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà …”

Come presidente dell’associazione MAP e come disabile posso testimoniare che: nella nostra società, malgrado sia fondata su buoni propositi, non garantisce alla maggior parte degli individui fragili il diritto a un sostegno economico, in assenza di reddito, che consenta loro di sostenere le spese per garantire salute, una vita dignitosa e serena. Ad esempio sono molte le persone che perso il lavoro, a seguito di incidenti o malattie, si trovano prive di un reddito fondamentale alla loro sussistenza e di altre forme di supporto.

La perdita del reddito, al di sotto di una soglia di sopravvivenza, comporta una minaccia alla dignità della persona, l’impossibilità all’auto sostentamento e di conseguenza porta all’aumento di problemi psichici derivati dal senso di impotenza e invalidità.

Torniamo al diritto di poter svolgere una vita soddisfacente: quali sono le risorse per poter raggiungere questo diritto? Per prima cosa, tutti abbiamo necessità di denaro, anche le persone meno venali, perché è il mezzo che consente di accedere alle cure e all’assistenza, oltre alle normali spese per il vivere. Inoltre, senza mezzi economici è difficile procurarsi ausili moderni, più confortevoli. Insomma, non è difficile capire che la mancanza di denaro, o della possibilità di lavorare, causa frustrazione e ansietà.

Una nazione la cui costituzione difende l’eguaglianza dei diritti ed è fondata sul lavoro, non assicurando la tutela e un  sostegno economico alle categorie più fragili ed emarginate, come i disabili in difficoltà economiche, sancisce di fatto il proprio fallimento e il tradimento nei confronti dei suoi cittadini.

Altra denuncia riscontrata è l’inefficienza dei servizi di welfare sociale. Nonostante il problema venga segnalato da anni, anche attraverso le associazioni no profit, in pratica le manifestazioni di protesta per richiamare l’attenzione dei governanti risultano inutili. Sono tantissimi i cittadini invalidi e le loro famiglie, che non possono contare sulla garanzia di un alloggio accessibile (mancano da anni politiche per la casa) e di un reddito per arrivare a fine mese.

Molti Comuni dispongono di uffici dove i cittadini in difficoltà possono trovare servizi gratuiti attraverso la consulenza di Assistenti Sociali. Tuttavia, spesso accade che il servizio sociale, specie nei piccoli comuni, sia insufficientemente efficiente. La giustificazione riscontrata è la mancanza di risorse economiche.

In questo contesto molte associazioni cercano di fornire risposte alle diverse richieste e necessità, ma la buona volontà non basta a risolvere situazioni di povertà e insicurezza. Servono risorse umane ed economiche. La maggior parte di queste realtà non dispongono di fondi da poter donare ai bisognosi, ma possono supportare validamente nell’iter necessario per le richieste dei contributi che ci sono a disposizione.

Purtroppo, durante gli ultimi anni, i fondi a disposizione dei disabili hanno subito dei tagli importanti, mentre il numero degli utenti è aumentato in misura incredibile.

Destinare un adeguato capitale per assicurare una vita dignitosa agli invalidi, dovrebbe essere considerata da tutti i governanti una scelta responsabile e civile, poichè tutti siamo a rischio di trovarci in situazioni impreviste di difficoltà, spesso per cause esterne (una malattia, un incidente, una crisi, ecc). La soluzione è sostenere le politiche per un reddito garantito. Ricordiamo che molti disabili assumendo assistenti per la cura alla persona e affiancamento per le necessità quotidiane, creano occupazione e quindi concorrono alla crescita economica del Paese.

Auspiciamo dunque che il ministero per la Famiglia e la Disabilità presto consideri i problemi illustrati e introduca adeguate politiche di welfare senza discriminazioni. Fin’ora i risultati di politiche annunciate di cambiamento non ci sono pervenuti, anzi.

 

 

 

 

 

 

 

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