ATER Friuli V.G., edilizia residenziale popolare ma spesso inaccessibile

Alla nostra associazione sta a cuore aprire un dibattito sul problema della mancanza di alloggi accessibili. Puntualizziamo che nei “Piani casa” accessibilità significa sostenibilità essere economica per le fasce della popolazione meno abbienti. E’ bene chiarire che l’accessibilità agli alloggi popolari non è garantita, ai disabili motori, nemmeno dalla legge sull’abbattimento o superamento delle barriere architettoniche, come ci hanno segnalato diversi inquilini degli immobili gestiti dall’ATER Friuli V.G. Un caso classico d’inaccessibilità: condomini fino a tre piani fuori terra per legge non tenuti a dotarsi di ascensore e l’istallazione di ausili spesso è troppo gravosa per il diretto interessato poiché spesso i condomini non possono contribuire a sostenerne il costo.

Il frequente problema dell’inaccessibilità degli alloggi popolari richiede un approfondimento in termini legislativi. Urge identificare le ragioni del disagio denunciato per proporre soluzioni adeguate nel breve periodo, sia a coloro i quali sono vittime di disagi e sia a chi gestisce il patrimonio immobiliare con soldi pubblici, in modo poco virtuoso dal punto di vista dell’inclusione sociale.

La storia delle politiche della casa

Per gli architetti la storia degli alloggi popolari è materia obbligatoria d’esame universitario. Molti di noi addetti ai lavori da diversi lustri, hanno dei lontani ricordi delle leggi storiche sulle politiche per la casa, e la maggior parte della popolazione giovane nemmeno ne ha mai sentito parlare. Una retrospettiva meticolosa sulla legislazione sarebbe pesante e pertanto, in questa sede, ci limitiamo a riportare una estrema sintesi delle sue fondamentali fasi. Ricordiamo le prime leggi storiche: dalla L. Luzzatti (28 maggio 1903), che consentiva ai Comuni di costruire case popolari, passando per la gestione INA CASA (1949, costruzione di alloggi destinati ai lavoratori dipendenti) e giungendo alla seconda fase dell’edilizia residenziale pubblica iniziata con la legge 22 ottobre 1971 n. 865 – la c.d. “legge di Riforma per la casa”, che rivoluziona la legislazione del settore, introducendo la programmazione unitaria di tutti gli interventi di edilizia residenziale pubblica sul territorio nazionale. Nei primi anni ’70 l’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) diventa un’istituzione all’interno del comparto Politiche per lo Stato Sociale (Welfare State). Tutti gli enti pubblici operanti, fino ad allora nel settore, vengono eliminati con la sola eccezione degli IACP (Istituto Autonomo per le Case Popolari) unici soggetti incaricati dell’esecuzione degli interventi di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata; ad essi viene trasferito tutto il patrimonio edilizio esistente, costruito tramite le contribuzioni della cosiddetta edilizia economica e popolare.

Il D.P.R. 30 dicembre 1972  n. 1036 definisce in modo puntuale il concetto di ERP: il complesso di alloggi costruiti o da costruirsi da parte di enti pubblici a totale carico o con il concorso o con il contributo dello Stato. Con la delibera C.I.P.E. (Comitato Interministeriale Per la Programmazione Economica) del 19 novembre 1981 si estende la definizione anche agli alloggi realizzati o recuperati da enti pubblici, a totale carico o con il concorso o contributo dello Stato o delle regioni, nonché quelli acquisiti, realizzati o recuperati da enti pubblici non economici per le finalità proprie dell’ERP. E con il D.P.R. n. 616/77 le regioni assumono competenze in materia di ERP: legiferano in alcuni settori ben definiti a livello normativo e in termini di risorse finanziarie, grazie al Piano Decennale per la casa (L. 5 agosto 1978 n. 457) soprattutto per l’edilizia sovvenzionata e agevolata. L’ultima Delibera C.I.P.E. fu quella del 13 marzo 1995 che, in forma transitoria, definiva i criteri di assegnazione degli alloggi e i livelli di canone. Negli Anni Novanta viene avviato il piano di alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (legge 24 dicembre 1993 n. 560 e legge 9 dicembre 1998 n. 431). Nel contempo iniziano a comparire bandi di progettazione -per la riqualificazione del patrimonio immobiliare di ERP- in cui acquista rilevanza il criterio della sostenibilità ambientale (bando nazionale dei Contratti di Quartiere, dal 1998): prestazioni energetiche finalizzate alla riduzione dei consumi dei combustibili fossili per la climatizzazione invernale. Il D.Lgs. del 31 marzo 1998 n. 112 assegna la piena potestà legislativa alle Regioni e avvia una crescente contrazione dei finanziamenti pubblici statali. Lo Stato mantiene funzioni relative alla promozione di programmi innovativi in ambito urbano, funzionali a interventi coordinati da parte di diverse amministrazioni statali. Il processo di decentralizzazione troverà piena attuazione con la riforma del titolo V della Costituzione (L. 18 ottobre 2001 n. 3), la quale segnerà l’avvio della terza fase della storia dell’ERP.
Si completa dunque, il trasferimento alle regioni delle funzioni e competenze in materia di edilizia e di governo del territorio, incluse le politiche per la casa è completato: alle regioni è attribuito il compito di programmare gli interventi di ERP, mentre allo Stato spetta la determinazione dell’offerta minima di alloggi sociali.

Definizione di alloggio sociale

L’alloggio sociale viene definito con il D.M. 22 aprile 2008 come: “unità immobiliare adibita ad uso residenziale in locazione permanente, che svolge una funzione di interesse generale nel ridurre il disagio abitativo di individui e nuclei familiari svantaggiati, che non sono in grado di accedere alla locazione di alloggi nel libero mercato.”

Tuttavia, facciamo notare nella definizione, non vi è alcun esplicito riferimento al disagio dovuto all’inaccessibilità degli alloggi da parte di inquilini o ospiti con disabilità motorie. Recentemente con il D.L. n. 112 del 2008 l’alloggio sociale diventa parte essenziale e integrante della più complessiva offerta di edilizia residenziale sociale finalizzata nel suo insieme, al soddisfacimento di esigenze primarie. Ma allora ci chiediamo: non è forse un’esigenza primaria, nonché vitale, vivere in un alloggio accessibile anche in termini di fruibilità dei suoi spazi e pertinenze? In teoria siamo tutti d’accordo ma la realtà lo smentisce.

Differenza tra edilizia sovvenzionata e edilizia convenzionata

Dicasi sovvenzionata quell’edilizia destinata ai c.d. “alloggi popolari”, offerti in locazione in modo permanente. Tali alloggi possono essere realizzati con interventi di nuova costruzione, di recupero o mediante l’acquisto. I costi di realizzazione sono interamente coperti da finanziamenti pubblici, gestiti da ciascuna regione attraverso degli enti appositi: ATER. Il canone di locazione è “calmierato” rispetto a quello del mercato e l’assegnazione dell’alloggio viene realizzata in base all’indicatore ISEE definito a norma di legge e aggiornato solitamente con le leggi di bilancio.

Dicasi convenzionata quell’edilizia abitativa da destinare alla vendita o locazione a favore della generalità dei cittadini, anche con facoltà di riscatto o patto di futura vendita. Il termine deriva dagli interventi di edilizia realizzati sulla base di apposite convenzioni stipulate con il comune interessato. Gli alloggi possono essere oggetto di interventi di costruzione, acquisto o recupero.

Gestione dei finanziamenti pubblici per l’ERP

Il D.L. 28 marzo 2014, n. 47 convertito in Legge 23 maggio 2014, n. 80 inaugura la stagione dei “Piano casa”, introducendo misure per l’alienazione del patrimonio immobiliare pubblico, il recupero di immobili e alloggi ERP per il quale vengono assegnati importanti finanziamenti pubblici. Come conseguenza della crisi economica globalizzata vengono destinati fondi per fronteggiare le morosità incolpevoli da parte degli inquilini.

L’ERP nel Friuli Venezia Giulia

Come in ogni regione italiana anche il Friuli ha un proprio organismo per l’ERP dotato di propria autonomia riconoscibile dalla sua articolata legislazione -a partire dalla L. R. 24 maggio 2004 n. 15 che introduce politiche socio abitative regionali, dopo la stagione dei PEEP degli anni del boom edilizio (Piani per l’Edilizia Economica e Popolare)- e proprio sito web, a cui rimandiamo http://aterfvg.it/. L’ultimo aggiornamento alle politiche socio abitative regionali risale allo scorso 9 novembre del 2018 con la L.R. n°24 “Modifiche alla L.R. 19 febbraio 2016, n. 1 (Riforma organica delle politiche abitative e riordino delle ATER)”.
Nella regione Friuli Venezia Giulia l’attività di gestione degli alloggi popolari spetta alle ATER territoriali: Alto Friuli, Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine.

Concludiamo, lasciando intravvedere uno sviluppo dell’edilizia popolare con nuovi criteri più moderni e rispondenti alle esigenze mutevoli della popolazione (riduzione del potere d’acquisto della classe media e aumento della speranza di vita e quindi di disabilità) anche grazie all’impegno della nostra associazione a organizzare e a partecipare a tavoli  di lavoro specifici per portare istanze e soluzioni.

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