Convegno CRAD-FVG: “Dalle città invisibili alle città inclusive”-Parte II

Seconda Parte

(Segue dalla Prima Parte)

Carlo Giacobini, direttore di Handylex. “L’accessibilità è un diritto umano e precondizione all’inclusione sociale dei disabili, è trasversale alla Convenzione ONU del 2006 ratificata dal nostro Ordinamento con la L.18/2009, della quale celebriamo il decimo l’anniversario. L’accessibilità (art. 9) è un diritto umano determinante e trasversale perché agevola gli altri diritti civili: lavoro, salute, istruzione, tempo libero e all’informazione. La progettazione universale è una visione, un modo di pensare e di sperimentare finalizzata solamente a disabili o anziani, ma a tutti (art. 4). Oggi, non progettare in maniera universale vuol dire commettere un errore, perché così facendo non si risponde alle esigenze di tutti coloro che vivono in una determinata comunità in termini di gestione del rischio e della sicurezza” Stiamo perdendo dei treni, come richiamati dall’UE: la digitalizzazione delle informazioni e comunicazioni (ICT). Lo Stato italiano, nel 2017 con il DPR del 12 ottobre, ha stanziato un fondo di 46 miliardi per attuare un Programma d’azione sulla disabilità (8 linee d’azione), un lavoro di due anni per descrivere che cosa fare e con quali competenze per realizzare città più accessibili nell’orizzonte 2032. le voci principali di spesa nel settore pubblico dell’ordine dei miliardi: Edilizia 5,6; Trasporti e stazioni: 19,3 e Prevenzione rischio sismico: 5,2. Nel settore privato per l’Abbattimento barriere architettoniche stanziati: 180 miliardi. La progettazione universale non è un metodo di nicchia ma strategica complessiva e centrale. Il Codice Appalti Pubblici contempla l’obbligo del rispetto dell’accessibilità trasversale dai servizi ai prodotti forniti alle P.A. In Italia vi è il problema che manca il sistema di monitoraggio e controllo dell’accessibilità non tanto per l’applicazione delle sanzioni ma per spingere a rendere realmente accessibili le città. I PEBA sono dei validi strumenti di monitoraggio datati e discutibili oggi, come vengono valutate le gare d’appalto al ribasso o tenendo conto delle competenze in tema dell’accessibilità?”

Elisabetta Schiavone, architetto CERPA e Consigliere esterno dell’Osservatorio Sicurezza e Soccorso alle persone con esigenze speciali. “Bisogna lavorare per garantire a tutte le persone, anche quelle più vulnerabili, l’autonomia in caso di emergenza, attraverso il progetto architettonico, e non soltanto il loro soccorso. Quali riflessioni sono necessarie oggi dopo 40 anni di normative e risultati scarsi. E’ il momento di fermarsi e riflettere e ripartire dalle persone e non dalla normativa standard, che se non funziona nell’ordinario allora ancora meno funziona nello straordinario, quindi nell’emergenza. Rispettare la norma non significa garantire la sicurezza. Parlando di emergenze recenti, il tema di quest’anno della Giornata internazionale di prevenzione delle catastrofi, istituita dall’ONU il 13 ottobre del 1989, è stato garantire i servizi di base dopo le catastrofi e quindi ridurre i danni.
La Carta di Sendai sottoscritta nel 2015 da 126 paesi per ridurre e prevenire i rischi a cui l’umanità è esposta, con particolare attenzione alle fasce deboli come disabili, anziani, bambini e anche donne in alcuni paesi dove vivono in condizioni precarie e di diritti inferiori. Le emergenze aumentano la condizione di disabilità. La vulnerabilità delle persone è misurata dagli eventi. L’ISTAT dal 2011 al 2013 ha calcolato superiore l’incidenza della popolazione vulnerabile superiore rispetto al passato, poiché i parametri di misurazione sono stati ampliati, includendo categorie prima non considerate come ad esempio la patologia dell’asma disturbi cardiaci, passando da un’incidenza dal 19 al 23%. L’81% non conosce l’esistenza di Piani di soccorso delle persone con disabilità, quindi anche le persone interessate non sanno a chi rivolgersi in caso di emergenza (incendi, sisma, alluvioni, ecc). Le persone disabili sono più “vulnerate” che vulnerabili quando non vengono considerate nei Piani di emergenza e quando abbiamo una visione distorta dell’accessibilità.

Esempio di accessibilità distorta: stair-ramp è il mix pericoloso tra scalinata (stair) e rampa (ramp) (foto sopra).”

 

Progetti virtuosi con la partecipazione dei disabili

Cristina Schiratti, presidente dell’Anffas di Udine. “Easy to read (Facile da leggere) è il risultato di un progetto Pathway finanziato dall’UE. Si tratta di uno strumento fondamentale per abbattere le barriere comunicative non solo con i disabili intellettivi, ma anche con anziani, stranieri o persone con difficoltà nella lettura. Le barriere cognitive sono le informazioni che diamo per scontate ma che non lo sono per persone con limitazioni intellettive come i portatori di sindrome di Down, gli autistici, chi non sappia nel leggere e ne scrivere e parlare. Il linguaggio è semplice da leggere e da comprendere. L’Anffas è l’unico ente italiano autorizzato a certificare i testi con il marchio Easy to read (foto sotto). Il sistema ha avuto un ottimo riscontro anche tra gli stranieri che non dominano la lingua italiana. Facile da leggere è diventato un gruppo di lavoro permanente dell’Anffas di Udine costituito da 10 persone che si riuniscono ogni due settimane, dove vi collaborano diversi disabili cognitivi e insegnanti di sostegno.”

Etichetta: Testo facile da leggere (Easy to read label)

Corrado Bortolin, istruttore di orientamento e mobilità di Studio in.
“La persona con disabilità visiva è spesso invisibile, poiché impercettibile e perciò le sue esigenze sono spesso insoddisfatte. Le persone normodotate non sono educate a riconoscere le persone ipovedenti o cieche. La buona notizia è che la cecità dalla nascita è in diminuzione. Dati statistici ci restituiscono l’inizio della perdita di capacità visiva a partire dai 40 anni mentre il peggioramento drastico giunge dopo i 70, ad esempio a causa del diabete. La popolazione nel periodo lavorativo presenta dunque diversi livelli di disabilità visive e una spiccata vulnerabilità difficilmente gestibile poiché non è stata educata sin dalla giovane età ad utilizzare ausili per compensare la progressività di disabilità come il braille. Oggi nelle scuole primarie viene preferito l’audio facilitato piuttosto che il braille, perché richiede un impegno neuro cognitivo importante, proprio per la sua complessità. Attualmente, gli occupati e retribuiti nel mondo del lavoro con disabilità visiva riconosciuta rappresentano il 60% della categoria.
Il tasso di occupazione non è al 100% perché molti disabili visivi rinunciano a lavorare. La maggior parte di loro si spostano con mezzi di trasporto privato e quindi sono anche dotati di accompagnatore. Il cane guida, pur essendo un valido ausilio, è poco utilizzato perché richiede un’attenzione particolare, legata proprio ai suoi bioritmi.
Altro aspetto da tenere presente nella progettazione di sistemi ipovedenti o ciechi non dalla nascita è la difficoltà a raggiungere un elevato livello di performance nell’utilizzo degli ausili per la lettura, proprio perché tendono ad usare delle strutture mentali pregresse che non sono più percorribili. Per questa categoria di disabilità il processo d’inclusione sociale trova parecchie resistenze negli stessi disabili a causa della loro auto esclusione e graduale perdita di interesse nella vita sociale.”

Marco de Palma, direttore Anffas di Pordenone.
“La nostra struttura si occupa di handicappati gravi e gravissime che richiedono un’assistenza altamente specializzata per sostenere le famiglie anche nel periodo in cui non potranno più occuparsene grazie alla Legge 104 sul “Dopo di noi”. Le famiglie dell’associazione ha deciso di commissionare l’ampliamento dell’originaria struttura e gestire le strutture residenziali per ospitare i loro parenti. La filosofia di Anffas è quella di essere ospite delle residenze dove sono assistiti i disabili. Alcuni dei quali hanno anche una discreta autonomia, la quale viene tutelata anche dopo l’età pensionabile, grazie al nostro volontariato ma anche europeo. Molti stranieri arrivano per fare un’esperienza di un anno. Oggi la domotica applicata alle residenze per i disabili sono un ottimo ausilio agli assistenti.”

Enrica Gaiatto, architetto libero professionista esperto di progettazione inclusiva.
“Il progetto di cohousing commissionato al nostro studio di progettazione dall’ANFFAS di Pordenone è un complesso di residenze assistite per i disabili: La Rosa Blu e Autonomia, le quali verranno inaugurate entro la metà del 2020. Il progetto è di tipo sperimentale secondo due declinazioni: 1-percorso di avvicinamento alla vita indipendente (Residenza Autonomia) e 2-vita assistita vera e propria rispondendo ai desideri degli ospiti senza un’interferenza importante da parte dell’Anffas (Residenza Rosa Blue). Il complesso è autonomo poiché dotato dei propri spazi attrezzati e servizi limitrofi: parcheggi, aree verdi, percorsi e negozi di prima necessità. Le residenze offrono alloggio anche agli assistenti sociali per poter garantire continuativamente assistenza agli ospiti. Molta attenzione è stata posta al disegno degli arredi e della connessione degli spazi. Ogni camera è dotata di proprio bagno mentre gli spazi comuni sono occasione di sperimentazione di attività quotidiane da parte degli stessi ospiti in base alle loro capacità e scelte. La domotica in questo contesto permette di personalizzare il monitoraggio e il controllo dei componenti del sistema di sicurezza e di automazione. La modalità di utilizzo può essere manuale o vocale a seconda delle esigenze.”

Elena Bulfone, presidente di Progetto Autismo FVG.
“Pochissime sono le offerte per le famiglie di persone affette da autismo e pertanto abbiamo fondato una struttura altamente specializzata per ospitare i disabili di vario grado: da quelli lievi fino a grave. Abbiamo chiamato Home Special Home la residenza nata dalle esigenze di noi genitori di autistici, per ospitare ed educare in modo adeguato i nostri ragazzi cercando di colmare le lacune a livello pubblico. Si tratta di un complesso di spazi pensati per svolgere diverse attività in una superficie coperta di 2700 mq e scoperta di 5.000. Al suo interno sono riuniti servizi di vario tipo, come: gruppi di appartamenti per favorire la sperimentazione della propria autonomia nelle faccende quotidiane in sicurezza grazie all’installazione di un sistema domotico e attività didattiche e ludiche (canto laboratori artistici) in collaborazione con altre associazioni e centri diurni.
Recenti studi ci informano che su ogni 80 nati uno soffre di una forma di autismo. Da alcuni anni è stata avviata tra il Progetto Autismo FVG e l’ENAIP un’importante collaborazione attività per l’autonomia di vita e inserimento professionale. I disabili di tipo cognitivo risultano meno inclusi nella società, rispetto ad altri tipi di disabilità, per timori dovuti principalmente alla scarsa conoscenza della problematica, poiché vi sono disabili che hanno dei livelli lievi di disabilità. La nostra associazione ha realizzato importanti progetti di inclusione sociale nel mondo del lavoro con stage working for nothing (lavorare senza retribuzione ma per formare se stessi) nel settore agrituristico e banco del libro per scambi degli stessi. I disabili inseriti sono diversi e hanno una disabilità medio grave per cui è importante conoscerne le esigenze e le modalità di relazionarsi con le stesse per gestire le situazioni di aggressività.”

Paola Stuparich, direttore didattico di ENAIP FVG.
“Dagli anni ’70 la mission di ENAIP è di realizzare percorsi formativi per persone disabili in collaborazione con diverse cooperative sociali. Come istituto formativo abbiamo collaborato a diversi progetti: Come-In è un progetto finanziato dall’UE, ancora in corso, per favorire la fruizione dei musei da parte di diversi tipi di disabili e Riciclo di materiale usato in collaborazione con la cooperativa sociale Lister con tecniche sartoriali.”

Consuelo Agnesi, architetto libero professionista e membro del CERPA.
“La progettazione accessibile oggi deve fare i conti con una cultura di stereotipi. E’ necessario cambiare il punto di vista della progettazione per rendere le città veramente inclusivi, imparando ad usare tutte le modalità di comunicazione. Rarissimi sono gli esempi virtuosi di inclusione dei disabili uditivi nella progettazione odierna. Pensiamo ad esempio come soccorrere un sordo rimasto intrappolato in un ascensore: quali indicazioni è possibile comunicargli? Noi disabili uditivi abbiamo dovuto sviluppare maggiori competenze per leggere il linguaggio del corpo per comprendere eventuali situazioni di rischio, di emergenza, ecc. Se non conosciamo la lingua dei segni (LISS) abbiamo molta difficoltà a relazionarci con persone sorde. Pensate a come una persona sorda riesce a prenotare un tavolo in un ristorante quando non vi è il canale on-line o un indirizzo email. L’errore più frequente nella progettazione è nascondere o mimetizzare elementi utili a facilitare la messa in sicurezza delle utenze disabili e non solo in caso di emergenza. In questo contesto la segnaletica ha un ruolo fondamentale: deve essere immediata ed efficace nel trasmettere i messaggi utili in frazioni di secondi. Spesso basterebbero dei piccoli accorgimenti, è una questione di cultura. I pittogrammi sono un buon sistema per comunicare con i disabili uditivi o anche dei messaggi vibratori ad esempio per richiamare attenzione o per tradurre alcune opere musicali. Ricordiamo quando progettiamo che la comunicazione è condivisione e libertà.”

Giulia Oblach, guida sensoriale per disabili visivi.
“Vi parlerò di due progetti nei quali ho avuto una partecipazione attiva: La Venezia che non si vede. Si tratta dell’esposizione di un artista catalano nella Biennale d’Arte del 2017 di una mappa di tutti i luoghi in cui sono stati collocati degli audio per descrivere i luoghi della città. La mia esperienza durante questo progetto ha consentito di partecipare descrivendo le sensazioni visitando Venezia in una piccola imbarcazione per un tragitto di un’ora e mezza. La scelta della piccola imbarcazione è stata funzionale a consentire la percezione delle sensazioni di tipo sensoriale. Il mio strumento di lavoro, essendo cieca, è la voce come guida a comprendere l’origine dei vari suoni e vibrazioni. La sperimentazione è stata estesa anche a persone vedenti fornendo loro delle maschere per disattivare il canale visivo condizionante, per valorizzare le loro capacità sensoriali e quindi vivere esperienze molto più intensamente. La seconda esperienza personale è stata molto più lunga della precedente, ha durato 4 giorni, un cammino di Europa, un percorso di 60 Km nella provincia con l’associazione Movimento lento. Il gruppo è stato organizzato per insegnare a vedenti ad accompagnare non vedenti e renderli partecipi di ciò che vedono lungo il cammino, attraverso degli esercizi ben precisi suggeriti dalle guide sensoriali.”


Prossimo evento sull’inclusione sociale dei disabili:
“Turismo e sport: accessibilità e inclusione, opportunità possibili”, sabato 23 novembre dalle ore 8.30 alle 13.30, presso il Centro Civico S. Pertini a Lignano Sabbiadoro (UD), sito in Via Treviso 2. L’iniziativa è realizzata all’interno del Progetto Sea4All ed è organizzata dall’Associazione Tiliaventum in collaborazione con la Federazione regionale degli ordini degli architetti del Friuli Venezia Giulia ed ENAIP FVG.

 

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