Disabili italiani, ostaggio di un’ostinata “cultura” discriminatoria, o..?

Che cosa significa muoversi in una città con barriere architettoniche?

Noi disabili nati o diventati lo sappiamo benissimo, purtroppo! La domanda è rivolta a tutti voi normodotati più o meno empatici.
Ci appelliamo alla vostra sensibilità per aiutarci a cambiare la cultura discriminatoria verso chi non è “normale”, verso chi è semplicemente diverso e pertanto ha bisogno di attenzioni fuori standard.

Per rendere ancora più chiare le motivazioni per cui noi disabili ci arrabbiamo, quando incontriamo degli ostacoli sulla nostra via, desidero spiegare alle persone “normali”, in particolare ai progettisti distratti e ai gestori di locali aperti al pubblico, che cosa accade praticamente durante gli spostamenti in carrozzina.
Premetto che la disabilità non è una condizione fisica aliena e straordinaria, ovvero colpisce solo pochi “sfigati”, ma può accadere a chiunque e in forme differenti. Attenti: domani potreste far parte del nostro gruppo e trovarvi impreparati!
La disabilità motoria, ad esempio, si può presentare in modo temporaneo per diverse cause: una gravidanza, un incidente o un’operazione chirurgica, oppure in forma permanente per tanti motivi: anzianità o patologie di vario genere. Le mamme che si muovono con i bimbi in passeggino, passano circa 3 anni litigando con le barriere architettoniche e magari con dolori alla schiena dovuti alla recente gravidanza.

Ecco l’odissea tipo di un disabile appena esce da casa

Ora vorrei spiegarvi come mi organizzo per recarmi ad esempio in un ufficio pubblico, il quale dovrebbe essere a norma avendo recepito la L. 41 del 1986 (obbligo di almeno un PEBA). Fortunatamente ho un PC e posso consultare Google Map, così, per prima cosa verifico dove poter parcheggiare l’auto nelle vicinanze dell’ufficio che devo raggiungere. Nonostante il mio mezzo principale sia la carrozzina, fortunatamente ho la possibilità di guidare e di possedere un auto, altrimenti dovrei prenotare uno spostamento a pagamento tramite una associazione dotata di mezzo apposito.

Sfortunatamente per i disabili impossibilitati a permettersi un mezzo proprio adeguato (nonostante le agevolazioni rimane una spesa importante da sostenere) la situazione è tragica, perché i mezzi pubblici non sono ancora organizzati per fornire servizi accessibili e integrati in modo da mettere in rete luoghi pubblici nevralgici.
Continuando il racconto del mio viaggio verso l’agognata meta: una volta raggiunta la zona, inizia l’odissea della ricerca del parcheggio. Di solito gli stalli riservati ai disabili sono troppo pochi e trovarne di liberi e accessibili è difficile anche pagando.
Sono molto ambiti gli stalli riservati a noi disabili perchè sono posizionati in prossimità degli ingressi degli uffici pubblici e perciò spessissimo sono occupati da abusivi: persone abili, sane e agili.

Tutto questo disagio gratuito è aggravato dall’assenza di funzionari pubblici per il controllo del rispetto della legge vigente. Occasione preziosa, questa, persa dagli amministratori comunali per fare cassa utile a realizzare investimenti in opere pubbliche migliorative del grado d’inclusione sociale del patrimonio pubblico. Alcuni assessori intervistati dalla nostra associazione ci hanno dichiarato che l’avvento delle UTI ha tolto alle loro amministrazioni molte risorse economiche e umane, a favore dei Comuni più grossi (nella provincia di Udine), in sostanza tutti i comuni piccoli sono impossibilitati a sanzionare queste violazioni del codice stradale. In sintesi: siamo di fronte al cambiamento verso il regresso.
Proseguo nella mia ricerca e quando sono miracolata parcheggio, scarico dall’auto la mia carrozzina e mi avvio verso la mia meta. Spesso il percorso è una specie di gimkana: evitando buche e ostacoli, tra cui auto e rampe troppo ripide per accedere ai marciapiedi o iniziano con un gradino superiore ai 2 centimetri (ammessi dalla legge: il limite è di 2,5 cm) che in pratica mi impediscono di salire con la semplice forza delle mie mani e spesso anche della mia accompagnatrice.

Ovviamente, la vicenda non termina qui senza paradossi: dopo aver percorso scivoli nuovi, progettati con una pendenza dolce, senza ostacoli, mi trovo davanti all’ingresso dell’ufficio a dover superare dei gradini con un montascale, ausilio che solo le persone intelligenti non installano (considerato che ci sono contributi regionali destinati a questo scopo). L’utilizzo del montascale richiede la presenza di un addetto alla sua gestione, ma costui si attiva solo a seguito di una chiamata lanciata mediante l’apposito pulsante, un banale dispositivo che spesso risulta inaccessibile. Preciso che mobilità incondizionata significherebbe ridurre al minimo tutti questi passaggi obbligati, i quali, poichè mal progettati, invece richiedono spesso un accompagnatore. Molti disabili perciò devono dipendere da un assistente anche per le più banali commissioni fuori di casa.


Il sogno legittimo di molti, nelle mie condizioni, è di potersi spostare in autonomia, di poter usare un mezzo pubblico, di raggiungere gli amici in un bar, di visitare un museo, di entrare in un negozio per fare acquisti ecc., possibilmente riscontrando l’accessibilità pubblicizzata, senza brutte sorprese.
La realtà è la negazione del diritto alla mobilità non solo incondizionata ma spesso anche condizionata, perchè i noctri accompagnatori non fanno miracoli. Aggiungo che non mancano le situazioni in cui, dopo aver pagato l’assistente e il trasporto, ci si trova davanti ad un ingresso impossibile da varcare. Coloro i quali non possono contare su un assistente è anche peggio: ogni loro spostamento deve venire programmato, prenotato e tante volte pagato. A questo punto: ci si deve chiedere se uscire di casa in un dato momento è una vera necessità e se sia li caso di sostenere la spesa di trasporto ecc.
A quel punto, rimane solo la possibilità di sperare nel buon cuore degli addetti allo sportello, alcuni ti raggiungono in strada, oppure nell’onestà del tuo accompagnatore, al quale devi affidare il tuo bancomat per fare un pagamento o un prelievo in banca.
Questa occasione è per me propizia per denunciare l’assurdità dell’attuale legge sulla privacy. In pratica non vale per tutti, non per le persone nella mia condizione, che devono delegare a terzi ad accedere a informazioni riservate e personali. Potremmo dire che la legge è inefficace.
A molti di questi intoppi si può in parte rimediare servendosi di ausili adeguati, ad esempio una carrozzina elettrica che consente di muoversi in autonomia e senza forzare le spalle.
Per concludere, la morale del racconto è: per essere il più possibile autonomi dobbiamo conoscere ogni ausilio che ci possa essere utile, dobbiamo sapere che cosa fare per richiederlo e quale iter burocratico seguire.
Pertanto, nel caso vogliate ricevere informazioni in merito mi potete contattare compilando il seguente formulario, sarà mia cura rispondervi al più presto.

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