La discriminazione è un reato?

Che significa discriminazione, essere discriminati?

Il termine “discriminazione” è molto usato di questi tempi, cerchiamo di comprendere, insieme, quando il significato è negativo e ci autorizza a reagire. Iniziamo ad esplorare il significato di discriminazione per poi arrivare al Principio di non discriminazione, tratto da uno tra i più autorevoli dizionario italiani, il Treccani.

Alla voce Discriminazione leggiamo:

1. Il fatto di discriminare o di essere discriminato; distinzione, diversificazione o differenziazione operata fra persone, cose, casi o situazioni…più in partic.: dpoliticadrazzialed. etnicad. religiosa, diversità di comportamento o di riconoscimento di diritti nei riguardi di determinati gruppi politici, razziali, etnici o religiosi (la legge stabilisce pene precise per i casi in cui la discriminazione assuma carattere delittuoso o induca ad atti di violenza);

Sempre nello stesso Dizionario leggiamo: 

Al contrario, adottareseguire un Principio che vieta, in via generale, l’applicazione di un trattamento diverso in situazioni che si presentano sostanzialmente uguali, criterio di non discriminare, applicare uno stesso modo di comportamento o di trattamento per tutti i componenti di un gruppo senza tener conto di eventuali differenze di qualsiasi genere.
Con accezioni e usi specifici: a. Nella legislazione razziale fascista, provvedimento amministrativo con cui venivano dichiarate non applicabili a determinate persone le disposizioni restrittive della capacità giuridica degli appartenenti alla razza ebraica. In senso più ampio, discriminazione razziale, ogni separazione operata o voluta tra popolazioni o gruppi etnici appartenenti a razze diverse, in partic. tra bianchi e genti di colore (v. anche apartheid, più comunem. tradotto con segregazione razziale).

Il Principio di non discriminazione

Nato in ambito internazionale, per contrastare la proliferazione di misure protezionistiche degli Stati, il Principio di non discriminazione ha trovato massima espressione in ambito comunitario, dove è stato posto in relazione diretta con il Principio di libera circolazione di beni, persone, servizi e capitali, che è l’obiettivo della politica comunitaria. Esso rappresenta una garanzia per il soggetto di diritto nei confronti di norme che determinino, come effetto immediato, o mediato, differenze nella disciplina normativa prive di obiettiva giustificazione.
Nella nostra società la distinzione tra le persone è ancora molto presente a tutti i livelli. Possiamo riconoscere in ogni ambito la differenza di valutazione applicata nei confronti delle persone.

Trovandoci di fronte una persona, ciascuno applica il proprio metro di giudizio, per capire come relazionarci al meglio con essa. Questo meccanismo avviene in modo istintivo, ma è condizionato dalle nozioni raccolte nel corso della nostra vita. Tutto influisce sulla nostra raccolta e valutazione dei dati: l’educazione, il contesto sociale in cui siamo cresciuti, le esperienze personali positive e negative ecc…
Per questo motivo è importante mettere attenzione nei messaggi che inviamo a chi ci circonda, in ogni frase e gesto sono racchiusi i nostri pregiudizi, apprezzamenti o timori. Da questo insieme di condizionamenti nasce la disparità, cioè quando il giudizio sull’aspetto esteriore penalizza l’essenza dell’essere umano. La nostra mente ha costruito un’immagine ideale alla quale ogni persona viene confrontata e valutata se di nostro gradimento, la mancanza di rispondenza al modello mentale comporterà automaticamente la sua discriminazione. Questi sono processi inconsci e li attuiamo in modo inconsapevole, ma sta a noi voler aprire mente e occhi su quanto siano corretti o meno.

Dal momento che questa ottusità è connaturata nella nostra cultura da troppo tempo, la nostra società è stata costruita per accogliere le persone che rispondono ai requisiti di idoneità, mentre i fragili come gli anziani, i disabili, i poveri, ecc… costituiscono un problema marginale. Il termine stesso “problema” indica che è un elemento di disturbo, uno scomodo imprevisto. Le nostre città sono concepite per esseri perfetti, giovani ed efficienti.




La progettazione universale

Gli edifici, le strade, i mezzi di trasporto, i mobili…  tutto è fatto a misura di “persona normale” (generalmente maschio forzuto).
Anziani, donne, puerpere, bambini, disabili di ogni genere (inclusi i fuori dimensioni standard) non rientrano nel concetto di normalità. Torniamo alla definizione del dizionario e vediamo chiaramente che i principi di non discriminazione non sono rispettati.
Orbene, per poter giungere ad una reale inclusione abbiamo la necessità di modificare molte aspetti della nostra cultura, primi tra tutti i nostri pregiudizi e le nostre barriere culturali. Interessante leggere in proposito la Convenzione delle Nazioni unite del 2006 sui diritti dei disabili, pietra miliare per la nostra associazione MAP.

Infine, prima di abbattere barriere fisiche ,alla libertà di movimento, dobbiamo impegnarci seriamente e concretamente ad abbattere le barriere culturali, che limitano l’azione di alcune categorie di esseri umani, solamente per loro peculiarità che li rendono diversamente abili. Dunque, dovremmo puntare a rendere più eque le leggi attuali e premiare maggiormente le buone pratiche nelle azioni di inclusione sociale.

Katia Casasola,
19/02/2018

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