Terry Bruno: «Sostenere un caregiver significa aiutarlo a ritrovare le proprie risorse»
Come prevenire il burnout dei caregiver? Quale ruolo possono avere la comunicazione, la formazione e il supporto psicologico? Ne parliamo con Terry Bruno, biologa, psicologa, psicoterapeuta e formatrice, tra i sostenitori del progetto “SOS Caregiver: Smart Academy risponde!”.
La dottoressa Terry Bruno è tra i cinquanta sostenitori che hanno contribuito al successo della campagna di crowdfunding su Ideaginger.it a favore di “SOS Caregiver: Smart Academy risponde!”, iniziativa selezionata nell’ambito del bando Civicrowd – Agenda ONU 2030.
Il progetto nasce con un obiettivo preciso: mettere a disposizione dei caregiver strumenti, competenze, formazione e occasioni di supporto che possano aiutarli ad affrontare con maggiore consapevolezza le difficoltà legate al lavoro di cura.
Abbiamo intervistato Terry Bruno per conoscere la sua esperienza professionale e approfondire alcuni temi centrali per chi si prende cura quotidianamente di una persona fragile: prevenzione del burnout del caregiver, comunicazione efficace, consapevolezza delle proprie risorse e importanza della rete di supporto.
Terry Bruno, come si presenterebbe a chi ancora non la conosce?
Sono biologa, psicologa e psicoterapeuta, Formatrice AIF – Associazione Italiana Formatori – e Trainer in Programmazione Neurolinguistica. Sono inoltre Presidente della EARTH – European Agency for Relationship and Training Holistic, scuola di formazione.
Da molti anni mi occupo di formazione, comunicazione e psicoterapia. Ambiti apparentemente diversi, ma che per me hanno un denominatore comune molto importante: la persona, le sue risorse e la sua capacità di costruire relazioni più efficaci con se stessa e con gli altri.
Nel corso della mia attività ho lavorato con adulti, ragazzi, genitori, insegnanti e professionisti, portando la formazione anche in contesti sanitari, criminologici e aziendali.
Perché la Programmazione Neurolinguistica?
La Programmazione Neurolinguistica, nel mio lavoro, rappresenta un modello attraverso il quale osservare e decodificare alcuni meccanismi del comportamento umano, con l’obiettivo di potenziare capacità personali e relazionali.
Mi piace pensare alla PNL come a una vera e propria “cassetta degli attrezzi”: non esiste uno strumento valido indistintamente per ogni situazione, ma possiamo imparare a scegliere quello più adatto alla persona e al problema che abbiamo davanti.
Per me è fondamentale, però, un principio: qualsiasi strumento venga utilizzato deve sempre rispettare la persona, i suoi valori, i suoi bisogni e la sua individualità.
Quali sono le regole per una comunicazione efficace?
La comunicazione non è fatta soltanto delle parole che pronunciamo. Comunichiamo attraverso il corpo, il tono della voce, il respiro, lo sguardo e moltissimi altri segnali.
Imparare a osservare e ad ascoltare significa comprendere meglio chi abbiamo davanti. Ma, prima ancora, significa imparare a conoscere meglio noi stessi.
Questo è particolarmente importante nelle relazioni complesse, nei momenti di difficoltà e in tutti quei contesti nei quali la dimensione emotiva ha un ruolo fondamentale.
Per un caregiver, ad esempio, comunicare in modo consapevole può aiutare a gestire meglio relazioni, emozioni e situazioni quotidiane particolarmente impegnative.
Com’è approdata nel mondo della sanità?
Tra le diverse esperienze professionali, sono stata docente presso il Centro Regionale Trapianti Lazio dell’Ospedale San Camillo-Forlanini di Roma, occupandomi di tecniche di comunicazione nel processo di donazione e trapianto.
Ho inoltre svolto e continuo a svolgere attività formative in diversi contesti, dalle scuole alle università, fino agli ambiti sanitario, criminologico e aziendale.
Sono stata docente nei master di I livello dell’Università Niccolò Cusano dedicati agli atti persecutori e allo stalking e agli studi strategici, oltre che docente di Psicologia del cliente presso la Scuola di Alta Formazione per la sala Intrecci.
Come è diventata scrittrice?
Ho condotto seminari sui disagi infantili e sul rapporto tra genitori e figli, oltre a corsi di formazione rivolti ai docenti delle scuole elementari, medie e superiori.
Il lavoro sulla relazione tra adulti e ragazzi e le attività di prevenzione del bullismo e del disagio psicologico mi hanno permesso di raccogliere esperienze e riflessioni che ho sentito il bisogno di elaborare anche per supportare i percorsi di crescita delle persone con cui lavoro.
Alcune di queste esperienze sono così diventate libri. Tra le mie pubblicazioni c’è, ad esempio, Ho paura del bullo. Un viaggio attraverso gli occhi di un ex bullo, oltre a progetti editoriali nati da concorsi e attività realizzate nelle scuole.
Credo profondamente nel valore delle parole e delle storie come strumenti per conoscersi, esprimersi e crescere.
Qual è il principio che guida il suo lavoro di psicoterapeuta?
Da molti anni esercito la professione utilizzando un approccio cognitivo-comportamentale integrato con tecniche di Programmazione Neurolinguistica ed EMDR.
Il mio obiettivo è aiutare la persona a ritrovare e riconoscere le proprie risorse interiori, affinché possa utilizzarle per affrontare le difficoltà che incontra.
C’è una metafora attribuita a Milton Erickson che rappresenta molto bene il mio modo di vedere la psicoterapia. Racconta di un cavallo smarrito che conosce già, in qualche modo, la strada verso casa: chi lo accompagna non deve conoscere al suo posto la destinazione, ma aiutarlo a mantenere l’attenzione sulla strada.
È un’immagine alla quale sono molto legata. Il terapeuta non deve vivere la vita al posto della persona: la accompagna affinché possa ritrovare la propria strada e le risorse necessarie per percorrerla.
Caregiver e burnout: quali consigli per prevenirlo?
Il caregiver dedica moltissime energie alla persona di cui si prende cura. Proprio per questo è importante ricordare che anche chi cura ha bisogno di attenzione, ascolto, strumenti e spazi nei quali poter ritrovare se stesso.
Prendersi cura di qualcuno può coinvolgere profondamente la dimensione emotiva, personale e relazionale. Avere maggiori strumenti per conoscere se stessi, comunicare e riconoscere le proprie risorse può diventare un aiuto prezioso nella quotidianità.
Sostenere un caregiver, quindi, non significa soltanto aiutarlo nella gestione pratica dell’assistenza. Significa anche creare le condizioni affinché possa riconoscere i propri bisogni, recuperare energie e ritrovare le proprie risorse personali.
EARTH nella rete Smart Academy: perché fare rete è importante per i caregiver?
Creare una rete intorno a persone che troppo spesso affrontano responsabilità importanti sentendosi sole penso sia vitale, in particolare per chi, a causa della disabilità propria o della persona assistita, vive situazioni che possono limitare fortemente le occasioni di relazione e partecipazione sociale.
Offrire formazione, ascolto attivo e opportunità di condivisione delle esperienze può rappresentare un valore aggiunto per affrontare meglio le difficoltà e sviluppare maggiore consapevolezza delle proprie risorse e capacità di risposta agli imprevisti.
Condivido l’idea di una comunità nella quale competenze, esperienze e sensibilità possano incontrarsi per non lasciare sole le persone che ogni giorno dedicano tempo, energie e affetto alla cura di qualcun altro.
SOS Caregiver: formazione, supporto e comunità
Il percorso professionale di Terry Bruno – dalla psicoterapia alla formazione, dalla scuola alla sanità, dalla comunicazione alla divulgazione – racconta l’importanza di mettere la persona e le sue risorse al centro.
È anche questo lo spirito di “SOS Caregiver: Smart Academy risponde!”: costruire occasioni di conoscenza, supporto e crescita per chi si prende cura degli altri.
Perché anche chi si prende cura degli altri merita di essere ascoltato, sostenuto e accompagnato.
Come aderire a “SOS Caregiver: Smart Academy risponde!”
La campagna di crowdfunding si conclude il 4 settembre. È quindi ancora possibile sostenere il progetto, entrare nell’elenco dei donatori e contribuire a trasformare informazione e competenze in strumenti concreti a disposizione dei caregiver.
Tra le opportunità previste dal progetto rientra anche la possibilità di partecipare alla selezione per il programma di prevenzione mediante telemedicina, secondo le modalità previste dall’iniziativa.
Scopri e sostieni il progetto: SOS Caregiver: Smart Academy risponde! su Ideaginger.it
Vuoi conoscere o contattare la dottoressa Terry Bruno? Compila il modulo di contatto.

Laureata allo IUAV. Libera professionista dal 2012. Impegnata in progetti EcoSocioSostenibili. Presidente MAP dal 27 febbraio del 2021.


