La mappatura dell’accessibilità in Friuli V.G. dopo la L.41/86

Lo scorso 15 aprile la nostra associazione MAP è stata invitata -come membro della Consulta dei disabili della regione Friuli V.G.- al convegno “Accessibilità e qualità urbana –  Dalla mappatura dell’esistente alla pianificazione degli interventi”. L’evento, organizzato dalla Regione in collaborazione con la Consulta dei disabili, il suo ufficio tecnico CRIBA, gli ordini i collegi professionali e altri illustri enti, si è tenuto nell’auditorium Antonio Comelli del Palazzo della Regione a Udine.

Ha inaugurato il convegno e moderato la prima parte il presidente del CRAD il dott. Mario Brancati (terzo da destra nella foto sopra) ha introdotto e ringraziato tutti gli organizzatori e i partecipanti presenti e sottolineato l’importanza della predisposizione di un PEBA, disatteso in modo diffuso, deve essere il primo passo necessario per la pianificazione di interventi pubblici interconnessi per l’accessibilità senza soluzioni di continuità. Ha ricordato il motto della Consulta: “dove vive bene un disabile vivono meglio tutti.”

La Regione Friuli V.G. nella persona dell’assessore alle infrastrutture Graziano Pizzimenti  (secondo da destra nella foto sopra)ha portato i saluti da parte del presidente Massimiliano Fedriga e sintetizzato la politica di premialità nell’assegnazione di contributi ai comuni a quelli che predispongono anche opere per migliorare l’accessibilità degli edifici e spazi pubblici. Ci fa sapere che nel medio e lungo termine gli ambiziosi obiettivi si potranno portare a termine in un lavoro di squadra che vedrà coinvolti in primis non soltanto la Consulta regionale dei disabili ma anche il Ministero per la Famiglia e le disabilità e le università. L’assessore ha portato l’esempio del Comune di Marano lagunare nella provincia di Udine il quale, sotto il suo mandato come sindaco, ha realizzato un PEBA per tutto il centro storico in 10 anni grazie ad un’efficace programmazione.

Presidente del Consiglio della Regione Friuli V.G. l’architetto Piero Mauro Zanin (primo da destra nella foto sopra) salutando i presenti consiglieri regionali in sala (arch. Mariagrazia Santoro, dott.ssa Simona Liguori, Andrea Ussai e Cristian Sergo) ha sottolineato l’interesse di tutti nel lavorare per migliorare l’accessibilità degli spazi ed edifici pubblici. Come architetto -ha consigliato- di mettersi nei panni della categoria più fragile in termini di abilità in ogni fase progettuale. La vera sfida del futuro – ha sottolineato- è la programmazione dell’accessibilità anche in termini di risorse adeguate e concrete, affinché i PEBA non siano strumenti inutili.

Il sottosegretario del Ministero della Famiglia e delle disabilità Vincenzo Zoccano (secondo da sinistra nella foto sopra) ha portato i saluti del Presidente del Consiglio del Governo Giuseppe Conte e ci ha fatto sapere che sta lavorando per portare il modello Consulta regionale dei disabili del Friuli V.G. d’esempio a livello nazionale. L’importanza di fare sistema tra le associazioni è fondamentale – ha sottolineato- solo così si puó conseguire una legislazione più efficace per abbattere le barriere culturali ancora prima di quelle architettoniche. Oggi non ci sono più scuse -ha dichiarato- per rimandare l’adozione di un PEBA in ogni comune, perché la L 18 che recepì la Convenzione ONU sui diritti d’inclusione dei disabili compie quest’anno 10 anni. C’è bisogno di semplificare a tutti i livelli le leggi in modo da facilitare la loro applicazione senza doverle interpretare. Inoltre – ha annunciato- stiamo lavorando ad un Codice unico sulla legislazione per l’abbattimento delle barriere architettoniche. La soluzione per contrastare la mancata applicazione della L. 41/86 non è commissariare il comune inadempiente, bensì -ha suggerito- occorre inventare un sistema propulsivo, di premialità persuasivo.

L’architetta Christina Conti (terza da sinistra nella foto sopra), docente all’Università degli Studi di Udine e presidente del CRIBA ha moderato la seconda parte del convegno. La didattica nella nostra università -ha annunciato- si sta occupando della progettazione inclusiva anche in collaborazione con gli ordini e albi organizzando corsi per l’aggiornamento professionale.

L’architetta Paola Pascoli (a sinistra nella foto sopra) consulente tecnico del CRIBA è intervenuta su “I PEBA in Friuli V.G. da adempimento normativo a opportunità di pianificazione per il territorio.” Ha ricordato le origini del CRIBA, un ente pubblico nato grazie al supporto del CERPA nel 2009 e per volere del CRAD che tuttora lo gestisce. Finanziato, da sempre e solamente, con fondi pubblici -ha precisato- dal 2018 è il centro unico di riferimento regionale per l’accessibilità. Ha presentato lo stato dell’arte della legislazione nazionale per l’accessibilità degli edifici e spazi pubblici esistenti, evidenziato criticità e possibili soluzioni per uscire dallo stallo attuale, poiché a distanza di 33 anni ne le Province e ne le Regioni hanno provveduto a sostenere l’applicazione della legge attraverso l’istituzione dei commissari ad acta nei comuni inadempienti. In sintesi, ha sottolineato l’importanza di stabilire innanzitutto l’ambito di studio del PEBA, sia in termini di costi che di benefici, nonché le priorità senza escludere dalla pianificazione, oltre alle criticità, anche la partecipazione dei portatori d’interesse. L’accessibilità con la Legge quadro sull’accessibilità n. 104/92 -ha ricordato- deve essere garantita negli spazi urbani anche per i disabili percettivi. Ha illustrato il Progetto LADI (Laboratorio di Accessibilità Domotica Innovazione) con il quale  nel 2011 erano stati censiti 127 con più di 2.000 abitanti per verificare il recepimento della L41/86 in Regione.  Il 90% dei comuni rispose al sondaggio, tuttavia -ha ricordato- avevano adottato almeno un PEBA entro il 1992 solo 9 comuni su 113, risultato evidentemente negativo. Oggi -dichiara- la situazione è solo di poco migliorata e limitatamente al territorio pordenonese, perció -ha affermato- abbiamo ancora molto da lavorare: purtroppo, oggi la gran parte degli edifici e percorsi pubblici è inaccessibile. In questo contesto -ha osservato- il tema principale assume rilevanza la mancanza di chiarezza in merito alla modalità di recepimento della legge 41/86 finanziaria che obbligava l’adozione dei PEBA da parte di tutte le P.A.. Su 47 consulenze richieste al CRIBA 13 venivano direttamente dai comuni il resto dai privati.

Il direttore del servizio Edilizia della Regione Friuli V.G., Silvio Pitacco (primo a sinistra nella foto sopra) su “La L.R. 10/2018: prime valutazioni dopo un anno dalla sua entrata in vigore. La prima parte della norma è la creazione di un centro unico di riferimento per l’accessibilità: il CRIBA. La seconda parte introduce la classificazione della classificazione dell’accessibilità mediante la mappatura del territorio regionale mediante un unico software a disposizione dei comuni per facilitare la pianificazione dell’abbattimento delle barriere architettoniche. L’obiettivo è di superare i PEBA. L’ultima parte della legge riguarda la programmazione dei finanziamenti: nel 2018 erogati 300.000€ utilizzati nei comuni che avevano già adottato i PEBA per proprio conto (Azzano Decimo, Caneva, Martignacco e Osoppo). Nel 2019 a breve verranno erogati finanziamenti per soddisfare le nuove domande. Altro ruolo della norma è di sensibilizzare i comuni alla riqualificazione urbana in termini di accessibilità anche attraverso la formazione di professionisti sempre più competenti e attenti alle varie necessità.

La direttrice e docente del Dipartimento Ingegneria e Architettura dell’Università degli Studi di Trieste, l’ingegnere Ilaria Garofolo (a sinistra nella foto sopra) ha discusso del “Valore inclusione: il ruolo degli strumenti e della progettualità. Alla base di tutti i ragionamenti sull’accessibilità -ha premesso – c’è la cultura dell’inclusione sociale dei disabili. Nonostante la scarsità di risorse pubbliche molti musei si stanno attrezzando per essere più accessibili -ha rilevato. La gestione della disabilità sarà la sfida della società nel prossimo futuro -con convinzione ha dichiarato. Molto c’è da fare a livello di sensibilizzazione culturale sulla diversità tra persone con abilità diverse, non più intesi come meri disabili- ha precisato-. Tale obiettivo implica un cambiamento comportamentale importante -ha specificato-: riconoscere eguali diritti di vita indipendente ricorrendo a qualcosa, piuttosto che a qualcuno. Oggi, per diversi motivi ha affermato- siamo ancora molto lontani da questo obiettivo. Insomma -conclude- c’è da lavorare moltissimo coinvolgendo portatori di diverse disabilità, piuttosto che consultare solo manuali tecnici, che presentano soluzioni standard e non ottimali per riprogettare luoghi vincolati. C’è invece bisogno di mettere in rete buone pratiche -ha chiosato- per risolvere problematiche ed esigenze specifiche, dalla progettazione alla direzione dei lavori. Ha chiuso con l’annotazione: “non tutti i diversi sono uguali e l’accessibilità non è la condizione sufficiente di un progetto, ma deve anche essere assicurata al fruibilità.”

L’architetto e urbanista Iginio Rossi (secondo da sinistra nella foto sopra), professore di Sociologia dell’ambiente e del territorio alla facoltà di Architettura e Società del Politecnico di Milano ha presentato il progetto INU “Città accessibili a tutti per migliorare il funzionamento urbano.” Nato nel 2016 nell’ambito dell’Istituto Nazionale di Urbanistica con lo scopo di ridurre le ineguaglianze in termini di accessibilità agli alloggi, non solo in termini di barriere architettoniche ma anche economiche, si è concluso con la presentazione delle nuove linee guida per la pianificazione urbanistica. Ha ricordato che oggi circa il 20% della popolazione è portatrice di almeno una disabilità. Pertanto, il punto fisso del progetto è stato la Costituzione italiana, in particolare l’articolo 3, comma 2, il quale sancisce l’eliminazione degli ostacoli di ogni ordine al conseguimento della libertà ed eguaglianza per consentire l’effettivo sviluppo della persona e la sua partecipazione a tutti livelli della vita sociale. In questo contesto, l’accessibilità non è un’opzione -ha evidenziato- ma deve diventare un obbligo al pari del requisito richiesto in termini di prestazioni energetiche del sistema impianto-edificio, funzionale a contrastare gli effetti dovuti al cambiamento climatico. Al Progetto hanno partecipano il CERPA, le università e le associazioni rappresentative delle varie disabilità. Ha concluso annunciando: “Quest’anno si sta avviando alla sua seconda fase: un nuovo triennio con il proposito di definire un Patto per l’ urbanistica, grazie al quale le città accessibili potranno essere più appetibili in termini anche turistici.”

L’architetto Stefano Maurizio (in foto su sedia a rotelle) membro del CERPA ha illustrato “Le linee guida e gli interventi di stimolo della Regione Veneto per la redazione dei PEBA.”  Ha ricordato che il primo PEBA di Venezia è stato realizzato grazie il commissario ad acta previsto dalla L41/86. Il Piano casa regionale -ha precisato- premia con aumento di cubatura non solo la riqualificazione energetica spinta ma anche il miglioramento dell’accessibilità, mediante interventi di abbattimento o superamento delle barriere architettoniche. Gli ultimi decreti regionali hanno riguardato i finanziamenti ai comuni -ha spiegato- specie quelli piú piccoli (meno di 5.000 abitanti). Le linee guida del 2003 sono un utile strumento per i comuni nella redazione dei PEBA. Ha spiegato l’iter del PEBA nella regione Veneto con il DGR 841/2018: viene adottato dalla Giunta comunale e pubblicato per 60gg affinché possa essere discusso dai cittadini attraverso il sistema della progettazione partecipata, successivamente passa al Consiglio per la sua approvazione. Infine, il PEBA viene trasmesso alla Regione per la sua verifica e dunque per essere cofinanziato. Ha spiegato la provenienza delle risorse per finanziare le mappature: per il 15% dalle sanzioni comunali in materia di edilizia e dagli oneri comunali. In ogni caso, ha spiegato: se il 10% del bilancio comunale non viene stanziato per il PEBA allora esso potrebbe essere legalmente impugnato dai cittadini. Ha concluso precisando con il DGR del 6/7/2018 n. 983 la Regione cofinanzia i PEBA con 15.000 euro i comuni dai 10.000 fino ai 30.000 abitanti e con 30.000€ fino al 50% delle spese tecniche i comuni con oltre 30.000 abitanti.

L’architetto Leris Fantini (primo a sinistra nella foto sopra) membro CERPA, funzionario esperto in progettazione accessibile e inclusiva del Comune di Verona, ha esposto “Il PEBA e l’integrazione con i sistemi informatici comunali.” E’ importante -ha affermatoe- cambiare l’approccio al PEBA: integrazione significa lavorare per rispettare delle norme, mentre inclusione significa lavorare ascoltando le esigenze delle persone, quindi con le associazioni dei disabili. Secondariamente -ha spiegato- ci sarà una fase di progettazione per la riqualificazione urbanistica basata sull’ascolto e la partecipazione. La norma -ha osservato- ci aiuta solo parzialmente all’applicazione del PEBA, specialmente nei centri storici per la necessità di relazionarsi con enti come la Soprintendenza; pertanto -ha sottolineato-  la necessità del professionista di saper mediare e sanare i vuoti normativi. La città del futuro -ha concluso- non deve continuare ad essere pensata per i normodotati, che sono la minoranza, ma anche per anziani, disabili e, insomma, per tutti quelli che hanno esigenze particolari.

 

 

 

 

Il convegno è terminato con una tavola rotonda sulle “Esperienze locali e buone prassi relative alla mappatura dell’accessibilità e ai PEBA” con la partecipazione di Carlo Zanin della SOC Area Welfare di Comunità AAS n2, Barbara Chiarelli (prima a destra nella foto sopra) e Silvia Grion dell’Università di Trieste ed Enrico Mattiuzzi (primo a sinistra nella foto sopra) del Comune di Azzano Decimo. Ci è stato illustrata la possibilità di visualizzare come semplici cittadini, dal sito web del Comune di Verona, gli interventi di opere pubbliche schedati, circa 2000, in termini di collocazione, stato dei lavori (attivo, da attivare, concluso) dei costi e altre informazioni tecniche.

Chiaccherando con gli addetti ai lavori, abbiamo constatato l’entusiasmo nella partecipazione all’evento che ha superato le aspettative tarate sulla consueta bassa affluenza in convegni sull’inclusione dei disabili, visto la presenza importante non solo di professionisti (attribuiti al convegno ben 3 crediti formativi agli architetti) ma anche di disabili motori e percettivi, alcuni dei quali hanno chiesto la parola per esprimere le loro legittime istanze e disappunto alla Consulta dei disabili (foto sopra, Presidente CRIBA e Presidente CRAD) su questioni principalmente normative che necessitano urgentemente soluzioni efficaci ed inclusive.

Ci auspichiamo, visto il tempo dedicato all’ascolto, che gli interventi dal pubblico vengano presi in considerazione nei modelli di riferimento per la prossima mappatura digitale della Regione Friuli V.G. nonchè nella programmazione degli interventi di miglioramento dell’accessibilità degli edifici e dei percorsi pubblici.

 

 

 

 

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